Scrittori che leggono: Ester Manzini (Valpur)

Scrittori che leggono è una rubrica mensile in cui autori poco conosciuti ripercorrono le loro letture. Dieci domande per scoprire i loro percorsi di lettori, dieci domande per scoprire chi c’è dietro l’autore e che cosa ne ha formato la sensibilità. In questo episodio, conosciamo meglio Ester Manzini, conosciuta anche con lo pseudonimo Valpur!

Chi è Ester Manzini

Ester si descrive così:

Più storie che buon senso in testa, ma mi diverto.

Il suo ultimo lavoro è Dorks, un progetto realizzato in collaborazione con altre autrici e illustratrici che si sono riunite nel collettivo Pink Stars. È inoltre autrice de La rondine di Guadeloupe, pubblicato con Triskell Edizioni, la stessa casa editrice con cui pubblicherà a breve Civico 77.

Ma passiamo alle dieci domande per conoscere Ester come lettrice!

Ester Manzini: lettrice

Cominciamo subito con il botto: il primo libro che ricordi e il primo libro a segnare davvero la tua “carriera” di lettrice.
Vorrei poter dire di aver iniziato ad amare la lettura al primo tentativo, ma non è così. Il primissimo libro “da grandi” che abbia mai letto è stato Piccole donne. Non l’avevo scelto io, che dall’alto dei miei cinque o sei anni non avevo ancora molto idea di cosa mi piacesse. Sono comunque riuscita a detestare ogni singola pagina. Forse dovrei dare alla Alcott una seconda chance; ai tempi mi causò una vera e propria repulsione verso la lettura, al punto che ero terrorizzata all’idea che tutti i libri fossero così. Fino agli otto anni non lessi più nulla.
E poi arrivò un certo signor Ende, prima con un buffo libretto intitolato Le avventure di Jim Bottone, poi con Momo, e più avanti con La storia infinita. L’antidoto che mi ci voleva verso la paura verso i libri!

Ci sono libri che fanno ridere, libri che fanno piangere e libri che fanno paura: qual è il primo libro che ti viene in mente per ognuna delle 3 categorie?
Libri che fanno ridere: Terry Pratchett. Tutto, ma A me le guardie! (meglio se in lingua originale) è stato uno dei primi romanzi a farmi ridere così tanto da costringermi a metter giù il volume, ridere fino ad avere il singhiozzo e asciugarmi le lacrime prima di poter ricominciare.
Libri che fanno piangere: evito con cura i libri con premesse intrinsecamente tristi, perché non fanno per me. Preferisco commuovermi tra le righe, e la trilogia dei Lungavista di Robin Hobb è riuscita perfettamente nell’intento.
Libri che fanno paura: sorvoliamo su IT, di cui ho visto il film a otto anni per un (discutibile) (molto, molto discutibile) progetto scolastico; non ho il coraggio di prendere in mano il libro. Ho però avuto degli incubi deliziosi dopo aver trafugato una raccolta di racconti di Poe dalla libreria dei miei genitori. Avrò avuto nove o dieci anni, e Ligeia non posso dimenticarlo.

Non sempre film e libri vanno d’accordo, ma in confidenza puoi dircelo: hai mai pensato: “questo film è venuto proprio bene!”? Se sì, con che libro?
Se valgono le serie TV, a mani basse Good Omens, la miniserie Prime tratta dal capolavoro di Gaiman e Pratchett. Come film? Shining sarebbe la risposta più scontata, ma devo ammettere che Intervista col vampiro mi è piaciuto più come film che come libro, perché viene tagliata l’eterna, tediosa, straziante prima parte. Di Armand Banderas comunque in questa casa non ne parliamo.

Parliamo di personaggi: il più amato, il più odiato, il personaggio bambino che avresti voluto essere.
Il più amato: l’ho scoperto di recente, ed è riuscito a farmi innamorare come se fossi un’adolescente alla prima cotta. Nikolai, dai romanzi di Leigh Bardugo. Sospiro sdilinquita solo a pensarci.
Il più odiato: mi piace vincere facile e vado a pescare dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin. Non ho mai, mai tollerato Arya Stark.
Il personaggio bambino che avrei voluto essere: non ho letto moltissimi personaggi bambini, ma se solo avessi avuto un decimo della saggezza e della leggerezza di Luna Lovegood avrei avuto un’infanzia più rilassante.

È il momento dell’amore! La coppia più indimenticabile di cui tu abbia mai letto?
Il film è forse più famoso del libro, ma li amo da quando li lessi per la prima volta da ragazzina: Buttercup e Westley da La storia fantastica di Goldman.

Ognuno di noi ha una sorta di libro-guida, quello a cui si torna quando le cose si fanno difficili, quello da cui traiamo forza e coraggio. Qual è il tuo?
La tenda rossa
di Anita Diamant. Ha riempito un grande vuoto doloroso lasciato da un libro che non riesco più a leggere senza provare disagio, ed è un romanzo che scalda il cuore e mi parla nei giusti toni.

Chi è l’autore o l’autrice che più di chiunque altro definiresti la tua fonte di ispirazione?
Ne ho parecchi, e si stratificano libro dopo libro. Pescandone uno dal passato e una più recente, direi Altieri e la Bardugo.

Ci parli un po’ del libro che più ti ha segnato come scrittrice?
Ho parlato di romanzi fino a questo momento, ma qui scelgo un saggio. How not to write a novel di Howard Mittelmark e Sandra Newman è tanto educativo quanto divertente, indica con spietata precisione tanti errori e facili scivoloni a cui far caso quando si scrive. Con me ha funzionato molto meglio di qualsiasi lista di regole da seguire.

Immaginati in Fahrenheit 451, immagina di dover memorizzare un libro, uno solo, per salvarlo dall’oblio. Quale sceglieresti? E perché?
Tutto Sandman di Neil Gaiman, che pur essendo una graphic novel rimane una delle vette della narrativa fantastica e non solo. Perché lasciare che Sogno, Morte o Delirio si perdano nel nulla è inaccettabile.

Lasciamoci con una citazione, ti va?
Non arriva da un libro, ma da un personaggio in un videogioco, che fa la spola tra una carriera da avventuriero con balestra al seguito e romanziere di indubbio successo e discutibile gusto.

There’s power in stories, though. That’s all history is: the best tales. The ones that last. Might as well be mine.

Ester Manzini: scrittrice

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