Il piacere, di Gabriele D’Annunzio

Il piacere, di Gabriele D’AnnunzioIl piacere di Gabriele D'Annunzio
Editore: Feltrinelli Genere: Classici
Pagine: 336
ISBN: 9788807901997
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Schede libro: Sito editore :: Goodreads :: Anobii
Il nostro voto: three-half-stars

Le ambizioni e le contraddizioni di Andrea Sperelli sono al centro di questo che è il primo romanzo dannunziano. Nella Roma umbertina, estetizzante e mondana, il protagonista di quest'opera vive una duplice storia d'amore, diviso fra la sensuale Elena e l'angelica Maria, e finirà per perdere entrambe a causa di una paralizzante immobilità e una congenita incapacità ad agire. Pubblicato nel 1889 presso Treves, il romanzo offriva, con il personaggio di Andrea Sperelli, un modello i cui comportamenti eccezionali ben rispecchiavano gli ideali estetici dominanti. Le sottili analisi psicologiche e la sostanziale inettitudine del protagonista contribuivano anch'esse a inserire l'opera nell'orizzonte del grande romanzo decadente moderno.

Il piacere non è un libro semplice da descrivere. Il protagonista è Andrea Sperelli, un giovane esteta, e lo scenario è quello di un’affascinante e altolocata Roma che si affaccia gradualmente e a malincuore sull’era della società di massa. Il tema del romanzo è il rapporto tra il culto della bellezza e la realtà: le vicissitudini di Andrea non sono altro che il ritratto, la crisi e infine la dissoluzione dello sdegno estetico di fronte alla società di massa. Il culto della bellezza è la difesa che gli artisti -e più in generale persone di ottima cultura- vorrebbero opporre alla mediocrità delle masse, all’avanzata inarrestabile di una società alienante che mercifica ogni cosa; il racconto passa da una metafora all’altra, da un preziosismo all’altro, così come Andrea passa da una donna all’altra per supplire a quella che un tempo ha avuto e ora gli si nega, nell’inseguimento di un “piacere” che non sembra arrivare mai davvero. Il culto della bellezza lascia una traccia spezzata di vuoto e di fallimento, è un culto che allena l’intelligenza teorica e le facoltà artistiche, ma atrofizza la volontà e il senso del reale, ed è allora che come Andrea stesso avrà occasione di capire, l’estetismo diventa pura menzogna.

Il piacere è un libro difficile ma affascinante, che mi ha dato tanto soprattutto dal punto di vista poetico e stilistico (se siete come me e vi piace scrivere, questo è uno di quei libri che affollano la testa di idee e di parole mai usate prima); D’Annunzio, pur con tutti i suoi difetti (frequente debolezza dei contenuti, ostentazione culturale, ridondanze, eccessi pseudo-superomistici), è un maestro della creazione metaforica e suggestiva, dell’altalena tra significato, significante e gioco sonoro, e nondimeno riesce ad orchestrare le emozioni e l’introspezione dei personaggi con una padronanza invidiabile… davvero, io sono convinta che questo libro sia un’esperienza da fare, anche se armati fino ai denti di pazienza, perché non avremo a che fare con un testo semplice o da leggere tutto d’un fiato, ma dovremo studiarlo e “digerirlo” passo dopo passo.

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I nostri voti
Trama
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Personaggi
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Stile
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Ritmo
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Copertina
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Generale:three-half-stars

5 comments for “Il piacere, di Gabriele D’Annunzio

  1. 22 Ottobre 2007 at 14:05

    commento lasciato da Lilla sul vecchio blog

    a me é piaciuto tanto il caro Andrea combattuto tra la ribelle Elena e la dolce Maria. e le lezioni di letteratura italiana non hanno fatto altro che indurmi a rileggere il libro, con gioia e nuovi orizzonti.
    da rileggere anche in un’ottica nietzscheana dello Spereli che é un fallimento in quanto non riesce a fare della sua vita una di quelle opere d’arte davanti alle quali é cosi’ ben descritto, che siano a casa sua o nella splendida casa di Elena…(ogni volta che passo in Via Sistina mi metto a sognare!!)
    🙂

  2. 22 Ottobre 2007 at 14:06

    commento lasciato da pulce sul vecchio blog

    ribadisco che io ho adorato quel libro, che tra l’altro mi ha riempitlo di idee per scrivere ^_^ poi immagino che debba essere doppiamente suggestivo per chi vive a Roma, e ha chiari davanti agli occhi quei meravigliosi scenari che D’Annunzio affresca con le parole in un modo… magistrale, direi 🙂

  3. 22 Ottobre 2007 at 14:07

    commento lasciato da Rei sul vecchio blog

    Concordo con questa splendida recensione, anche io ho adorato il libro, soprattutto dopo aver iniziato a leggerlo senza troppa convinzione. Lo stile ricchissimo è molto affascinante, è davvero un’esperienza che vale la pena fare. Ah, benvenute a Lilla e Pulce^^

  4. 22 Ottobre 2007 at 14:07

    commento lasciato da pulce sul vecchio blog

    Eh eh ma grazie del benvenuto, Rei! ^.^ Inutile dire che sono d’accordo con te… all’inizio l’ho letto quasi con fastidio, le ostentazioni culturali di D’Annunzio me lo facevano diventare antipatico, e la terribile finzione da esteta di Andrea mi dava sui nervi! 🙂 Poi sono andata avanti e mi sono resa conto di quanto in realtà erano terribilmente umani tutti i personaggi… e affascinante l’intero libro ^^

  5. 22 Ottobre 2007 at 14:07

    commento lasciato da Laurie sul vecchio blog

    Sarò sempre molto dura con Rapagnetta, ma davvero, questo libro è un affronto per la cultura decadente.
    Non posso negare che in fondo lo scrittore ha contribuito di suo al decadentismo: se esiste una qualità che Rapagnetta possiede, è l’essere coerente con se stesso. Ma tutti i palpiti estetici, che sconfinano con la pazzia, il disgusto per la civiltà moderna e la noia sono ridutti alla stucchevole recitazione di Andrea Sperelli, ricco e snob, artista d’accatto, chiaro autoritratto dell’autore.

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