La rosa del farmacista, di Candace Robb

Immagine di La rosa del Farmacista La rosa del farmacista è il primo della serie che Candace Robb ambienta nell’Inghilterra medievale, e che vede protagonista Owen Archer. Devo dire che nel giudicare questo libro sono profondamente di parte, perchè io amo il Medioevo e amo i thriller: vedere quindi le due cose insieme non può far altro che piacermi.
Devo dire che la trama riserva un paio di colpi di scena che lasciano spiazzati; tra questi purtroppo non c’è l’amore tra Owen, il protagonista inviato dall’arcivescovo di York ad indagare su una morte misteriosa, e Lucie, la moglie del farmacista che si presume abbia avvelenato con la medicina da lui preparata il cavaliere che giaceva malato al monastero. E’ una cosa che si riesce ad intuire vagamente fin dall’inizio, ma che comunque non è sviluppata male dall’autrice. Candace Robb ricrea i luoghi, l’atmosfera, le consuetudini e le abitudini dell’epoca in cui ambienta il suo romanzo, e ho apprezzato molto la cartina che apre il libro, con la disposizione di tutti i luoghi chiave toccati nel romanzo. Ben tratteggiati anche i personaggi: personalmente amo molto Magda Digby, la donna che vive in riva al fiume e che ricorda un po’ le guaritrici definite streghe, e l’ho amata molto anche nei libri successivi a questo. Ma in generale tutti i personaggi sono “completi”, ben descritti, le loro emozioni sono rese bene. E inoltre, i personaggi realmente esistiti sono fusi abbastanza bene con i personaggi d’invenzione, e questo sembra rendere la storia più realistica. La storia è avvincente, e mi ha tenuta incollata alle pagine per tantissime ore: la soluzione finale del mistero è stata molto appassionante e credo di aver avuto gli occhi che luccicavano mentre la leggevo. Una splendida lettura estiva che mi ha immerso nell’atmosfera di un’Inghilterra invernale, con la neve, il freddo, il fuoco del camino a fare un po’ di caldo.
Insomma, lo consiglierei a tutti coloro che amano questo genere di letteratura: non è un thriller vero e proprio, e non è un romanzo prettamente storico. E’ una fusione piacevole tra i due generi, che si può apprezzare tranquillamente in quanto tale.


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