Omicidio in paradiso, di Bernard Werber

Immagine di Omicidio in paradiso Prima di recensire, alcune premesse.
Prima premessa: nella mia edizione non è indicato da nessuna parte il titolo originale e il traduttore. Il nome del traduttore l’ho trovato per puro caso su anobii. Trovo sia una cosa pessima non inserire il nome del traduttore nelle pubblicazioni italiane. Già questo non depone, per me, a favore del libro.
Seconda premessa: questo libro costerebbe 18 euro (secondo il prezzo indicato sul retro). Non li vale. L’ho avuto in omaggio con un’offerta di bol.it e l’ho scelto perchè, tra i quattro disponibili, mi pareva il migliore. Scelta sbagliata.
Terza premessa: ho indicato thriller nel genere perchè è così che la copertina presenta il libro. Ma, secondo me, di thriller c’è ben poco.
Detto questo, passo a dare la mia opinione.
C’è un aggettivo che mi ronza in testa riguardo a questo libro: pacchiano. Non so se si usa anche dalle vostre parti, ma nella mia zona pacchiano è qualcosa di molto… come dire. Esagerato. Per farvi un esempio, un vestito pieno di colori improbabili, pailettes, luccichini e quant’altro è pacchiano. E’ qualcosa di sgradevole, qualcosa di troppo calcato, qualcosa in cui il troppo stroppia. Ecco, questo libro stroppia e fallisce clamorosamente nella creazione della suspence che invece si vorrebbe trovare in un libro che si dice essere un thriller.
Partiamo dalla trama: un uomo, morto quando un boeing gli è caduto sulla casa, è dapprima diventato angelo, e poi uno degli eletti per andare a vivere a Olimpia. Olimpia è una città situata sull’isola denominata Eden, in cui vivono gli dei dell’antica Grecia, i mostri mitologici (come il Leviatano, le Sirene, i Satiri, eccetera), e i loro alunni, ovvero gli angeli che, come il protagonista, sono stati eletti a diventare apprendisti dei. Per diventare un dio, infatti, bisogna seguire le lezioni degli dei greci (Crono, Efesto, Poseidone, Marte, Afrodite), che insegnano come sterminare l’umanità, come creare cataclismi, come far nascere la vita e far crescere le popolazioni e tutte quelle cose che si presume facciano gli dei. Ma c’è anche un mistero nell’isola: una montagna che emette segnali luminosi e che gli alunni non possono assolutamente visitare. Ovviamente, gli alunni invece vogliono visitarla e correndo decine di rischi inutili cercano di scalare la montagna proibita. Nel frattempo, ogni tanto viene ucciso uno degli alunni (presumo che il thriller stia in questo…).
Questo in soldoni. Nella teoria potrebbe anche essere interessante, se non fosse che l’autore crea un pasticcio immane tra la narrazione delle lezioni, e poi le spedizioni alla montagna, e poi sfoggi di erudizione tramite brani che dovrebbero essere l’enciclopedia dello scibile scritta da uno dei personaggi. E il punto dolente sono questi intermezzi (in cui l’autore ci tiene a far sapere chi sono gli dei e i mostri mitologici che presenta): basta pensare che uno di questi è la ricetta della torta al cioccolato. Non scherzo: capitolo 39, provare per credere. Ah, dimenticavo, ci sono pure le trasmissioni tv degli ex protetti del protagonista: le tre persone di cui è stato angelo custode. In pratica sono scuse per parlare di cose serissime, come l’emarginazione dei coreani in Giappone, i rituali delle tribù africane, la morte, e così via. Affrontati però in maniera piuttosto superficiale.
Comunque, non è che i personaggi rendano un gran favore al libro. Sembra che l’autore abbia cercato di ficcarci più nomi possibile per far colpo. Infatti, l’Eden non tollera che ci siano raggruppamenti nazionalistici, quindi seleziona angeli di una sola nazione per volta, per creare la propria classe di apprendisti dei. Questa volta era la Francia. A questo punto parte lo snocciolamento di nomi: Mata Hari, Rousseau, Voltaire, Debussy, Proudhon (che poi scopriremo essere stato l’angelo custode di Agatha Christie), Marilyn Monroe. Perchè la Monroe tra i francesi? Perchè nel paradiso ha trovato l’uomo della sua vita, un rabbino francese, l’ha sposato e quindi ha preso la cittadinanza francese. Nell’Eden sono sensibili all’amore, evidentemente.
Ah, e vi ho detto che gli studenti sono dotati di una croce ansata (simbolo ricchissimo) che accende la TV, distrugge, modifica il DNA e può ammazzare? E che si può ricaricare come si ricarica un cellulare?
Insomma. La trama è spesso noiosetta, sentiamo questo tipo che ci parla delle lezioni e delle spedizioni e della torta al cioccolato e alla fine la domanda è: "e quindi?" La fine forse vorrebbe essere aperta, ma è scontata. Non è assolutamente un colpo di scena, uno non se ne stupisce. Inoltre, non dà risposta ai vari ammazzamenti in piazza. Di thriller non c’è nulla, perchè gli studenti non hanno assolutamente paura dell’assassino, anzi. Ci si abituano e finisce per abituarcisi anche il lettore. Quindi quando uno muore, si pensa "fuori un altro". L’idea della scuola degli dei lascia piuttosto perplessi. Lo sciorinamento di nomi famosi non pare avere nessuno scopo se non mettere qualche nome nel testo. E insomma, un libro che non vale proprio i 18 euro che la Mondadori vorrebbe farsi dare. Chiuso il libro, ho ringraziato fosse un omaggio (e ho capito il perchè regalassero 18 euro così).
Un brutto libro, un brutto thriller, un cattivo saggio di mitologia. Da lasciar perdere.


8 comments for “Omicidio in paradiso, di Bernard Werber

  1. 9 marzo 2008 at 19:24

    Scusa, ma sei proprio sicura che non ci fosse scritto "romanzo comico" invece di thriller? No, perché quando hai elencato i personaggi, ho iniziato a ridere come la scema!
    Detto questo, 18 euro per una roba del genere non li spenderò mai. Però devo dire che mi ha incuriosito: vorrei leggerlo solo per farmi due risate (alle spalle dell’autore, ovviamente), ma senza spenderci un euro su, possibilmente! XD
    Secondo me, il traduttore non ha voluto che il suo nome fosse associato a questa storia, sìsì.

  2. 9 marzo 2008 at 19:48

    Può anche darsi XD
    Guarda che se proprio ci tieni te lo passo eh ^^

  3. 10 marzo 2008 at 15:42

    E’ veramente imbarazzante.
    Per quanto possa servire, la torta della ricetta non è niente male…

  4. 10 marzo 2008 at 15:44

    Proverò a farla allora XD Magari ci ricavo qualcosa di buono.

  5. Igor
    30 settembre 2010 at 12:43

    Stimato autore del post, lei ha letto un libro belissimo e purtroppo non ha capito nulla di cio che voleva dirci l’autore… “thriller” non lo è. e non è colpa del autore, che vostra speraza viene delusa. il libro mom è rivolto alla vostra grande scienza e logica precisa. libro parla alla vostra anima cercando svegliarla, provando aprirvi gli occhi che vedono solo illusioni. la morte del corpo fisico è inevitabile. con la morte perdete anche tutto che ritenete importante nel mondo materiale. allora che cosa è importante per un uomo? cos’è che non si perde mai? di che cosa vale la pena preoccuparsi nella vita?
    avete cercato gran divertimento con adrenalina nel sangue per un bell thriller… beh… mi dispiace.

  6. 30 settembre 2010 at 13:04

    Sono la “stimata autrice” del post (sono una donna, che caspita XD!)
    Il libro per lei sarà anche bellissimo, per me invece era francamente brutto, deludente e superficiale. Per quanto dubiti che lei sappia se e quali illusioni vedano i miei occhi, non è certo con alcune stupidaggini di questo libro che queste verranno eventualmente squarciate. La morte disgraziatamente la conosco bene e da molto vicino… e questo libro non ha nemmeno la più pallida idea di cosa significhi, al di là dei nomi altisonanti (illusioni anche queste, magari) per attirare lettori sprovveduti. Non è certo con questo libro che si sveglia la mia anima, che le posso assicurare è stata già ben svegliata dalla vita. Si fidi.
    Per quanto riguarda le sue domande (cosa è importante, cosa non si perde mai, di cosa preoccuparsi) credo che siano domande troppo personali perché un libro, anche il più sublime, possa dare risposte universali. A mio modesto parere questo libro non ci riuscirebbe comunque.
    Che thriller non lo fosse l’avevo capito anche da sola: non sono ancora così idiota 🙂 Probabilmente lei ha letto la mia osservazione senza capirla del tutto, ossia una classificazione cretina per un libro (a mio parere sfacciatamente cretino, ma capisco che lei non condivida) che non aveva nessun titolo per avere quella classificazione (a parte forse gli omicidi del tutto inutili di cui questo libro è pervaso). Non è stata una scelta mia, questa, ma dell’editore che c’ha piazzato questa etichetta. Se la prenda con l’editore di questo libro, a questo punto, che l’ha classificato come ciò che non è. Io ho solo preso atto di quanto fosse stupida questa classificazione.
    Infine, non è certo perchè mi aspettavo un thriller che questo libro non mi è piaciuto: non mi è piaciuto per quella che io ritengo superficialità, per una trama che traballa peggio che se l’avesse scritta un bimbo delle elementari, per tutta la serie di elementi che ho elencato nella recensione e che non dipendono da thriller/non thriller, ma che per me sono difetti oggettivi e strutturali. Se poi lei li apprezza, buon per lei, mi fa piacere che non abbia sentito il tempo di lettura come sprecato, come invece è successo a me.

    Detto questo, credo ci sia semplicemente una divergenza di opinioni: per lei sarà bellissimo e lo consiglierà a chi vorrà come un libro sul senso della vita, per me è una stupidaggine colossale che non consiglierei nemmeno a chi odio 🙂

  7. marco
    17 agosto 2012 at 07:33

    questo libro è nato male, nel senso che è il terzo di una trilogia , di cui per quanto ne so le prime parti non sono state pubblicate, questo libro viene spacciato per un libro solitario mentre dovrebbe essere inserito in un ciclo, in tutte le vostre recensioni nessuno ha notato che non ha una fine? questo avviene perchè ci dovrebbe essere un libro che lo segue, libro che purtroppo non ho ancora trovato…

    • Alessia Heartilly
      18 agosto 2012 at 12:52

      “In tutte le vostre recensioni”? A questo libro ne ho fatta una sola, veramente… anche perché non penso meriti così tanto.
      Francamente, avevo letto che il libro fa parte di un ciclo, ma il mio giudizio non cambia: a mio avviso è un libro che si può tranquillamente saltare, e se il resto del ciclo è come questo romanzo, non mi struggo certo di conoscerlo. Il far parte di un ciclo non lo rende un libro migliore, rimane un libro mediocre, per me. Che abbia una fine oppure no.

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