Io uccido, di Giorgio Faletti

Immagine di Io uccido Mi sono avvicinata a questo libro attratta dalle recensioni che avevo letto: recensioni che lo osannavano e altre che invece lo stroncavano senza pietà. Mi incuriosiva un libro che generava reazioni così totalmente opposte, e appena ho visto il bookring mi ci sono fiondata. Per quanto riguarda i commenti, io mi piazzo nel mezzo.
Innanzitutto, ho trovato la trama interessante, anche se un po’ troppo prevedibile a tratti, ma "rovinata" da uno stile eccessivamente ricco di dettagli; dettagli che a volte non servono a definire il personaggio o a far luce sul mistero del serial killer, ma sono buttati lì e appesantiscono. Per fare un esempio, viene descritto un mobile "di faggio piegato a vapore": ma in quel contesto non serviva a molto sapere nemmeno il materiale del mobile, anzi. Il libro è costellato di queste sottigliezze, ma quando le si trova spesso in quasi 700 pagine di romanzo si arriva alla fine sentendosi quasi sovraccarichi di informazioni. E’ molto azzeccata, secondo me, la scelta di dare ad ogni vittima una passato, una descrizione precisa di ciò che sono e di come vivono, e cosa pensano, e mi sono piaciuti i capitoli con cui l’autore entra nella psicologia dell’assassino. Ma anche qui, a volte le spiegazioni sono "troppe": ci sono momenti in cui viene descritta ogni singola azione, come quando un personaggio risponde al cellulare, o quando esce di casa e va alla macchina, o le tre pagine circa per descrivere un salvataggio…ci sono stati momenti in cui pensavo che mi sarebbe stato detto anche che il personaggio inspirava ed espirava. Insomma, molte sottigliezze e dettagli che potrebbero essere tagliati senza fare alcun danno alla trama, anzi: ne gioverebbe in livello di tensione, in velocità d’azione.
Altro piccolo punto a sfavore: la trama. E’ piuttosto lineare: un serial killer uccide, sfida a modo suo gli investigatori, la polizia indaga, succede qualche casino a livello politico, soluzione del caso e lieto fine per quasi tutti. Abbastanza classica come cosa, se non che ho capito chi era l’assassino tipo a pagina 100 e ne rimanevano ancora oltre 600 da leggere…e 600 pagine solo per vedere se ci hai visto giusto oppure no sono tantine. Inoltre ho avuto una certa antipatia per il personaggio di Frank, che mi è sembrato a volte di un buonismo fastidioso: oltretutto, il fatto che abbia intuizioni improvvise, senza che al lettore venga spiegato cosa lo ha spinto ad averle, non giova alla sua immagine…a volte sembra un po’ un deus ex machina fatto carne, e non mi è piaciuto molto come lui capisse tutto quasi senza informazioni. Mi piaceva invece moltissimo il personaggio di Nicolas Hulot, soprattutto nel rapporto con la moglie.
Una cosa mi ha lasciato abbastanza indifferente: l’ambientazione della vicenda a Montecarlo. Ho letto alcune recensioni che criticavano questa scelta, ma personalmente a me non ha dato granchè fastidio: un po’ però potrebbe derivarne dalla dovizia di particolari sulle vie percorse dai personaggi. Ma tutto sommato credo che l’ambientazione sia accettabile e verosimile; i difetti secondo me sono altri.
Insomma, gli do un 6 stiracchiato. Non mi ha entusiasmato, non sono rimasta sulle spine fino all’ultima pagina come per altri thriller, ma comunque non me la sento di stroncarlo del tutto. E’ carino, un buon libro da vacanza, ma nulla di più.


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