Trilogia della villeggiatura, di Carlo Goldoni

Immagine di Trilogia della villeggiatura Leggere la Trilogia della villeggiatura (che contiene i tre testi teatrali sull’argomento, ossia Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura) permette di capire fino in fondo la riforma che Goldoni ha a suo tempo portato nel teatro italiano, facendolo diventare da mestiere a genere letterario di tutto rispetto. L’opera mostra svariati aspetti del teatro di Goldoni: l’attenzione ai personaggi femminili, particolarmente intraprendenti e astuti, e la sua incredibile capacità di osservare il mondo e riportarlo sulla scena mettendone in luce tutti gli aspetti, le contraddizioni, le caratteristiche che magari si preferirebbe ignorare.
Le opere della trilogia vedono gli stessi personaggi passare attraverso tre fasi: i momenti che precedono la partenza nella prima opera, i risultati dei capricci a cui abbiamo assistito nella seconda, ed infine una sorta di maturazione dei personaggi nell’ultima opera, quando li vediamo in grado di affrontare le conseguenze delle proprie azioni precedenti. I protagonisti, in Le smanie della villeggiatura, sono alle prese con le difficoltà di barcamenarsi tra la necessità di partire per la villeggiatura, per non sfigurare di fronte alla nobiltà di Livorno, e le proprie ristrettezze economiche. A essere a conoscenza fino in fondo sono soprattutto e personaggi maschili, ossia Filippo, padre di Giacinta, e Leonardo, fratello di Vittoria e spasimante di Giacinta. Le due donne hanno, più che altro, la tendenza a chiedere denaro al padre o al fratello per acquistare abiti, accessori e cose simili di cui non hanno realmente bisogno, giustificandosi con l’impossibilità di utilizzare altro per colpa dei dettami della moda. A muoverle è, appunto, il desiderio di primeggiare, di suscitare invidia, di non sfigurare; e le gelosie tra le due sono perfettamente rappresentate dagli a parte, in cui esprimono ciò che pensano davvero per poi tornare ai convenevoli dettati dalla buona etichetta. A movimentare il tutto c’è Guglielmo, un secondo spasimante di Giacinta che la ragazza vuole sfruttare per suscitare la gelosia di Leonardo; e questo crea numerosi incidenti, e tra ripensamenti e indecisioni e incertezze e promesse, finalmente le famiglie partono, con tanto di scroccone al seguito, Ferdinando. Personaggi decisamente interessanti, scaltri e divertenti i servi Paolo e Brigida, che commentano le scuse sciocche e gli ordini dei padroni, che li costringono a fare e disfare e pretendono tutto pronto all’ultimo minuto.
In Le avventure della villeggiatura, la scena si sposta nel luogo di vacanza e si iniziano a notare le prime incrinature nella frivolezza dei personaggi. Infatti, quando Giacinta ha insistito per avere Guglielmo in villeggiatura, convinta che questo servisse da lezione a Leonardo e gli dimostrasse che sarebbe stata indipendente anche da sposata, non ha pensato alle conseguenze. E così assistiamo a una serie di situazioni imbarazzanti, da evitare, che provocano dubbi nell’uno e nell’altro, e le scelte di Giacinta sono a tratti incredibili. Scelte fatte, come sempre, per mantenere le apparenze, per tener fede alla parola data, e soprattutto, per non dare scandalo. Saranno queste scelte a ripercuotersi sulle vicende di Il ritorno dalla villeggiatura, in cui i protagonisti temporaggiano tra ciò che desiderano e ciò che la buona società li obbliga a fare, sempre con la lotta, sullo sfondo, tra lo stile di vita e i debiti che provoca.
Le tre opere, con le loro tematiche, avevano anche, probabilmente, un intento morale ed educativo: oggi come oggi, si possono leggere anche come uno spaccato sulla società rappresentata, con le sue luci e le sue ombre, le cortesie scambiate per pura apparenza e non per vero sentire, i signori che vivono al di sopra delle loro possibilità e poi mandano i servi a dire che pagheranno, i giovani incapaci di gestire i propri averi, le rivalità meschine sull’abito più elegante e sull’ultima novità della moda sfoggiate per prime. Insomma, tra le risate, le battutine, la rappresentazione di servi che la sanno più lunga dei padroni, c’è da pensare a cosa le apparenze portano a fare.
Per chi ama il teatro è praticamente d’obbligo leggerlo; per tutti gli altri è sicuramente una lettura che arricchisce il proprio bagaglio culturale in parecchi sensi.


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