La dodicesima notte, di William Shakespeare

Immagine di La dodicesima notte Composta tra il 1599 e il 1601, è una commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare in occasione della festa della dodicesima notte – da cui il titolo, altrimenti fuorviante – ovvero l’Epifania.
Ambientata nell’Illyria, l’odierna Albania, ha, tuttavia, molti aspetti della società inglese di fine Cinquecento, ma ciò non deve essere per forza visto come un difetto: Shakespeare conosce benissimo l’Inghilterra e Londra ed è, quindi, naturale che ci descriva quell’ambiente anche se con un occhio spiccatamente critico e mai ottuso.
La commedia inizia con un tragico naufragio a causa del quale Viola approda sulle rive straniere dei Balcani credendo che suo fratello gemello, Sebastiano, sia morto. Decide, così, di travestirsi da ragazzo con il nome di Cesario e mettersi a servizio del duca Orsino. E’ l’inizio di una serie di equivoci, parole non dette e sentimenti nascosti che vede protagonisti Viola-Cesario, il duca Orsino e la contessa Olivia, di cui il duca è invaghito. Come nelle commedie più classiche di Plauto, è in scena la cosiddetta Commedia degli errori che diverte proprio per la serie di equivoci, canzonature e situazioni assurde che si susseguono, ben ammaestrate anche da personaggi secondari, per certi versi, ma per altri, i veri protagonisti della commedia. Primo fra tutti, è il servo Malvolio a spadroneggiare nella parte centrale dell’opera, l’unico che non ne uscirà troppo bene alla fine del quinto atto. Preso in giro da personalità di più alto rango, come Sir Toby e Sir Andrew e dalla servetta Maria, Malvolio pagherà caro il suo carattere orgoglioso e incline all’adulazione, mettendosi in ridicolo davanti a tutta la corte e alla propria padrona per un infantile infatuazione. Osservatore della commedia e in alcuni momenti anche complice dei giochetti, è il giullare di corte, il Clown, pazzo o ritenuto pazzo, ma che a confronto con la pazzia dei suoi più onesti signori, ci appare come il più saggio, invece, di tutta la combriccola.
Uno stile arguto, tagliente e a tratti spassoso rende molto scorrevole la lettura della commedia, anche se propriamente destinata alla rappresentazione scenica. L’importante è non lasciarsi intimorire dal suo tono aulico e altisonante o dai riferimenti mitologici ed eruditi, comunque convenientemente spiegati in note a piè di pagina esplicative. Davvero interessante e approfondita l’introduzione alla commedia da parte dello stesso traduttore italiano, Gabriele Baldini, in particolare la digressione sulle sue varie rappresentazioni portate in scena dai tempi di Shakespeare fino al giorno d’oggi.


1 comment for “La dodicesima notte, di William Shakespeare

  1. 3 aprile 2008 at 11:02

    Oh, io adoro Shakespeare, prevalentemente le commedie! *__* Questa non l’ho mai vista (ovviamente preferisco vederle che leggerle ^^), ma conoscendo la grandezza dell’autore e la grande maestria con cui intreccia equivoci esilaranti e geniali, sono sicura che mi piacerà!

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