Ivanhoe, di Walter Scott

Immagine di Ivanhoe Parlare dei classici è sempre complicato, sia perchè si ha sempre l’impressione che i classici siano intoccabili, sia perchè oramai sui classici si è già detto tutto quello che si poteva dire. Di Ivanhoe si conosce l’importanza storica e letteraria, e si fatica ad avvicinarsi al libro senza una sorta di timore reverenziale. Devo dire che, personalmente, da una parte l’ho apprezzato, ma dall’altra l’ho trovato a volte un po’ ostico e, per dirla fuori dai denti, noiosetto.
Il romanzo è praticamente ottimo dal punto di vista storico. Il curatore di questa edizione segnala un solo errore da questo punto di vista; e bisogna dire che viene perfettamente ricostruito tutto ciò che può rendere l’idea del periodo storico di cui si sta parlando. Se da questo lato sono perfettamente apprezzabili le descrizioni, la particolare attenzione ai dettagli e la ricostruzione di abiti, abitudini, ambientazioni e via discorrendo, dall’altro lato a volte si fatica a proseguire. Tanto per fare un esempio, all’inizio del romanzo si trova una descrizione particolareggiata dell’ambiente, che dà l’impressione di stringere sempre più sul dettaglio fino ad arrivare ai due personaggi: ma si fa un po’ fatica a superare questo "scoglio". Però devo dire che una volta preso l’avvio si continua abbastanza speditamente, anche su scogli simili a quello che ho appena descritto.
Il romanzo ricrea l’ambientazione in maniera davvero pregevole: le vicende narrate sono perfettamente calate nel contesto storico, si inseriscono nel quadro del conflitto tra sassoni e normanni, e soprattutto riescono, anche nelle piccolezze, a ricreare l’atmosfera del tempo. Un esempio su tutti, il trattamento riservato agli ebrei, nella famosa scena del duello tra il Cavaliere Diseredato e il Cavaliere Nero e i nobili partecipanti al torneo.
Per quanto riguarda la trama, credo che a grandi linee la si conosca già, anche solo per sentito dire a scuola. In ogni caso, abbiamo da una parte i tentativi di Cedric il Sassone di dare in sposa Lady Rowena, sua adoratissima figlia adottiva, a suo nipote Athelstane, che però la ragazza disprezza. Dall’altra, abbiamo la corte di Giovanni Senza Terra che cerca di fermare il ritorno in patria di Riccardo Cuor di Leone, e che si trova imbrigliata nel rapimento di Lady Rowena. Lo scontro tra i sassoni e i normanni permea quasi tutte le azioni descritte nel romanzo; e si ritrova anche la banda di simpatici delinquenti di Robin di Locksley, ossia Robin Hood, e l’aiuto da loro prestato alla liberazione di Rowena prima e a quella di Rebecca, giovane ebrea che ha salvato la vita di Ivanhoe, poi.
Tra i personaggi, storici e non, che popolano il romanzo, quello che più ho apprezzato è sicuramente quello di Rebecca. Figlia di Isaac di Newton, un ricco ebreo che potrebbe essere interpellato da Giovanni Senza Terra per un prestito, Rebecca è una ragazza la cui nobiltà è tutta interna, che ha un’integrità incrollabile, e che difficilmente si lascia andare alla disperazione. Innamorata senza speranza di Ivanhoe, sa ritirarsi di fronte alla rivale Rowena; e dimostra, in questo frangente, più nobiltà della tanto celebrata Rowena, che a tratti sembra una ragazza che, abituata a vedersi accontentata in tutto perchè adoratissima, sfocia nel capriccio.
Insomma, Ivanhoe è un romanzo che rappresenta una pietra miliare nel genere del romanzo storico, nella letteratura inglese e in quella mondiale. Leggerlo può non essere semplicissimo, ma non leggerlo sarebbe un grave errore. Non demordete alle prime pagine: vedrete che, man mano che andrete avanti, la lettura si farà più agevole, e anche se saprete benissimo come andrà a finire, vorrete legerlo di persona. Provare per credere.


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