Cose di Cosa Nostra, di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani

Immagine di Cose di Cosa Nostra Nel 1991, Marcelle Padovani incontra svariate volte Giovanni Falcone, e raccoglie in questo testo una serie di venti interviste che si tennero nel corso di questi incontri, il cui argomento centrale è la mafia siciliana: Cosa Nostra.
In una breve prefazione prende la parola Marcelle Padovani, spiegando come ha collaborato con Falcone e come ha deciso di organizzare il libro: difatti non ci si trova di fronte a una serie di domande e risposte, si ha piuttosto l’impressione di un giudice che parla liberamente della mafia secondo determinati nuclei tematici individuati dalla Padovani. Chiaro che il libro non presenta tutto ciò che Falcone sapeva sulla mafia siciliana: sono solo alcune delle conoscenze che lui aveva acquisito nel corso degli anni di lavoro. Nonostante questo, il quadro risulta comprensibile, il più possibile completo.
Falcone era un uomo acutissimo e intelligente, che sapeva capire la mafia siciliana e che ne parla come solo un siciliano potrebbe fare, riuscendo a trovare la logica anche nei paradossi. Lo ripete lui stesso più volte: so che quello che dico può sembrare un paradosso. In realtà, non lo è, o almeno, non come ci si aspetterebbe che lo fosse. Falcone spiega il perchè della violenza della mafia, degli omicidi, come avvengono le comunicazioni tra gli uomini d’onore, il perchè è convinto della sincerità dei pentiti, i suoi rapporti con i pentiti più illustri (ad esempio, Buscetta), rapporti che gli attirarono una serie di critiche. Si ha di fronte il quadro di un uomo che sa con cosa sta lottando, che non lo sottovaluta, che si comporta nei confronti dei mafiosi con rispetto, perchè sa che così otterrà quello che serve. Si ha di fronte un uomo che capisce la mafia, i suoi meccanismi, che sa interpretare parole, silenzi e storielle che sembrano non c’entrare nulla col resto del discorso, si ha di fronte un uomo che sa raccontarti esattamente cos’è la mafia. Domanda che ci si è posti migliaia di volte.
E si ha di fronte un uomo che si rende conto benissimo di avere mezzi limitati, di dover sottostare a leggi che non sempre favoriscono la lotta alla mafia, di collaborare con uno Stato che, per una ragione o per l’altra, non riesce a considerare la mafia per quello che è, e a combatterla di conseguenza. Un intero capitolo, "Potere e poteri", esprime questo concetto. Falcone parla delle leggi e dei decreti mirati a tamponare le emergenze, ma non a risolvere il problema, sradica il mito per cui la mafia è nata dal sottosviluppo, e dimostra anche qui una serietà, una professionalità, un’integrità e un rispetto per l’umanità che si trova anche nel delinquente più depravato che altri suoi colleghi non riescono ad avere (purtroppo, aggiungerei).
Questo libro è una testimonianza  importante, anche se sono passati tanti anni, anche se falcone poco meno di un anno dopo è morto nella strage di Capaci, seguito dopo nemmeno due mesi da un altro eroe dell’antimafia, Borsellino. Alcune sue parole, quello che ha fatto per la Sicilia e per l’Italia tutta, non si possono dimenticare. E leggere di lui e Borsellino che scherzavano sulla propria morte e sui propri necrologi fa sorridere e commuovere, perchè dà l’idea di un senso dello Stato e della giustizia che è difficile ritrovare, oggi come oggi.
Questo libro è, credo, un pezzo importante di storia italiana, raccontato da una persona che l’ha capito più di tanti altri. Questo libro va letto perchè l’idea che abbiamo della mafia è tutt’ora nebulosa e confusa. E va letto perchè è la testimonianza di una persona che, a buon diritto, consideriamo un eroe del nostro stato.


2 comments for “Cose di Cosa Nostra, di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani

  1. 18 giugno 2008 at 19:41

    Mi è da sprone per leggere il libro, che ho sullo scaffala da quando l’avevano dato in regalo alle elementari (penso che fosse un’iniziativa per ricordare il giudice-eroe della lotta alla mafia, ma sicuramente non è un libro appetibile a 8 anni!).

  2. 19 giugno 2008 at 10:10

    In effetti penso che 8 anni sia un po’ prestino!

Commenta