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Romanzo fantasy dalla mole non indifferente, Il suono sacro di Arjiam ha comunque il potere di non far sentire il peso delle sue quasi 700 pagine: è estremamente interessante, infatti, vedere come l’autrice ha in questo caso rivisitato in maniera piuttosto originale la classica lotta tra il bene e il male.
Uno dei concetti base di questo fantasy è la musica. Il lato magico, infatti, è gestito attraverso una serie di cose che ruotano intorno alla musica e al canto: a partire dai poteri che pervadono la storia, Malia da una parte e Armonia dall’altra, per arrivare allo “scopo” dei personaggi, per lo meno di quelli buoni, ovvero la riunione di questi due opposti nella Sintonia. Già questo è particolarmente interessante, e probabilmente lo è ancora di più per un lettore che conosce la musica meglio di me, o che l’ha proprio studiata; sono comunque bellissime le descrizioni dei suoni e dei canti, e di ciò che gli iniziati, i Magh, riescono a fare con il potere della voce. In questo senso potrei anche dire che la musica è uno dei protagonisti di questo romanzo, un protagonista assolutamente non silenzioso, anche se non “parla” mai in senso convenzionale. Quella sorta poi di “religione” della musica, e il concetto di Suono Sacro come un qualcosa di divino, mi ha affascinata tantissimo e devo ammettere che solo quella parte musicale sarebbe bastata a farmi interessare al romanzo.
Ma il romanzo è anche molto di più: i personaggi principali, devo dire, sono gestiti piuttosto bene. Da una parte abbiamo un cattivo abbastanza affascinante, il nobile Mazdraan, il cui scopo è appunto quello di piegare il Suono Sacro al suo volere seguendo una sua personale visione. Dall’altra parte, invece, abbiamo la visione di Xhanys, la sua giovane moglie e Magh, tanto spaventosa da farle decidere di scappare; e poi, facciamo la conoscenza di Tyrnahan, del Cavaliere Uszrany e di Fahryon, nonchè di vari altri personaggi a supporto, che rappresentato il bene e la fede nel Suono Sacro – che non è fede cieca, ma una fede consapevole delle proprie capacità, possibilità e limiti, così come possiamo riscontrare nel cammino di crescita che Fahryon compie durante tutto il corso del libro. In effetti, questo romanzo può essere visto davvero come la descrizione di un lungo percorso di crescita, anche se a volte si rimane un po’ confusi sui tempi: l’autrice parla spesso di “anni” ma al lettore non viene mai detto di quanti anni si tratta. Spesso, anzi, si è sbalzati avanti nel tempo, ma non lo si capisce che dopo alcuni paragrafi, perchè non c’è nessuna indicazione (nemmeno del tipo “tre anni dopo” a inizio capitolo, per dire) che aiuti a capire a che punto si è. Una pecca che abbinerei a quella della mancanza di personaggi negativi un po’ meglio tratteggiati: è vero che il protagonista in negativo, Mazdraan, sostiene bene la parte anche da solo, ma spesso si nominano intrighi a cui però il lettore non assiste, e che invece sarebbe stato interessante leggere, così come avrei personalmente trovato interessante leggere delle “prove” che i personaggi riescono a trovare, e che però vengono solo menzionate. Anche, magari, una maggiore descrizione degli avvenimenti passati – volendo, con un capitolo di flashback – sarebbe stata interessante. Ma tutto sommato il lavoro è molto buono anche così.
Lo stile è scorrevole e non si perde mai troppo nella retorica, ma la semplicità non è un difetto. Forse alcune cose si potevano tagliare, ma alla fine, come ripeto, nonostante sia un bel romanzone, la lunghezza non pesa poi tanto. Qualche errore sparso ma rispetto, ancora, alla mole del romanzo è anche normale che sia sfuggito. Insomma, in definitiva lo consiglio assolutamente, a chi ama il fantasy e a chi, magari, conosce la musica.
Per gli interessati, sul blog è presente un’anteprima di questo romanzo, che viene linkata più sotto.
Giudizi
Trama: 









Personaggi: 









Stile: 









Generale: 









Info utili
Titolo e autore originale: Il suono sacro di Arjiam, di Daniela Lojarro
Collana, editore e anno: Le giraffe, EdiGiò, 2009
ISBN o ISSN: 9788862052108
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