Il Maestro e Margherita – Michail Bulgakov

Immagine di Il Maestro e Margherita “L’unica cosa che ha detto è che, tra i vizi umani, uno dei maggiori è, secondo lui, la codardia.”

Agli stagni Patriaršie, al tramonto, un eccentrico straniero di nome Woland racconta di come il procuratore della Giudea Ponzio Pilato incontrò e condannò a morte Jeshua, una storia che era anche il romanzo del Maestro, romanzo per cui il misterioso ma saggio scrittore aveva dedicato anima e corpo e che lo condusse alla follia, internato in un manicomio, lontano dalla sua amata Margherita…
Tre linee narrative si intrecciano, dunque, nel multicolore capolavoro di Bulgakov: le prime due, ambientate nella Mosca degli anni Venti del XX secolo, sono l’eccentrica storia di Woland e del suo bizzarro corteo che getta a scompiglio l’intera città e la triste vicenda del Maestro – curiosamente somigliante alle traversie editoriali che l’autore stesso dovette affrontare per questo suo libro; e poi la versione della “Passione secondo Bulgakov” che assai poco ha a che fare con i vangeli canonici e molto di più con la storia.
Altrettanto curiosamente, ma forse inaspettatamente, questo eccentrico libro, dopo la sua aperta pubblicazione nel 1966-67, incontrò tanto favore da parte della critica da far nascere attorno a sé un fervore interpretativo. In effetti, se è vero ciò che dice Umberto Eco, e cioè che il romanzo è una macchina per generare interpretazioni, ebbene Il Maestro e Margherita ne è un esemplare potente.
Di argomenti da sviscerare ce ne sono per ogni palato: dalla satira ferocissima della società staliniana, che tocca le sue vette contro il conformismo dei letterati russi dell’epoca (indimenticabili le pagine sul MASSOLIT, il fatuo circolo letterario alla moda di Mosca), alla questione politica; da quella religiosa (si parla del materiale del Vangelo con un piglio del tutto prosaico) a quella metafisica del Bene e del Male (infondo sono queste due forze che intervengono nel romanzo in favore del Maestro) fino al dibattito letterario. Senza escludere il dibattito prettamente tecnico di questo doppio romanzo in uno, dove si alterna una parte estrosa, scritta in un linguaggio ironico, graffiante, caleidoscopica come le avventure dell’inafferrabile seguito di Woland che si stempera in toni malinconici solo quando tocca il dramma del Maestro e della sua amata, a quella più lineare ed elegante che racconta le vicende nell’antica Gerusalemme. E’ un virtuosismo stilistico che da solo varrebbe la conferma delle doti letterarie del suo autore.
Ma lungi da me consigliare al lettore di avvicinarsi al romanzo con tutto questo in testa. Che dimentichi le interpretazioni, e che le lasci a fine lettura o ai critici. Ciò che colpisce, prima di tutto, de Il Maestro e Margherita è la sua accessibilità: le estrose, bizzarre vicende catturano fin da subito il lettore, l’ironia lo diverte, i pezzi più intimistici lo commuovono, la sequela di personaggi, soprattutto le indimenticabili macchiette dei cittadini russi e la corte di Woland, lo incantano. Ma anche così, anche di fronte a questa lettura ingenua non si può che essere colti dal primo germe del pensiero, dai primi indizi di critica, dall’immediatezza della satira, che – nei migliori dei casi, e questo è uno – riesce a mescolare il divertimento più puro con l’appagamento intellettuale.
Il Maestro e Margherita non deve spaventare: come certi romanzi ben riusciti, riesce a conquistare fin da subito il lettore. Solo dopo, solo più tardi, quando la lettura è ultimata e le ultime sfavillanti immagini sono svanite, ecco che comincia la ricerca, la critica, il dissezionamento.
Ricercate pure fin negli ultimi dettagli su quest’opera e sulla vita del suo autore, così come fermatevi soltanto al puro piacere di essere conquistati dalle smorfie di Korov’ev e dai trucchi di Behemoth, dalla compassione per il Maestro, dalla crudele malinconia di Ponzio Pilato, dall’affascinante figura di Woland, dalla carica liberatoria con cui Margherita si invola vendicativa sulla città cinica e perbenista di Mosca. Il romanzo si concede sia al lettore occasionale che a quello più esigente, e non lascia insoddisfatto nessuno.
Ed è un vero peccato che questa opera non sia spesso fatta conoscere, nonostante la notevole influenza che ha avuto in ambiti letterari e non (basti pensare che una famosissima canzone dei Rolling Stones è ispirata a questo romanzo!), quando meriterebbe a piano titolo di entrare nella libreria di ogni vero lettore.


4 comments for “Il Maestro e Margherita – Michail Bulgakov

  1. 29 agosto 2007 at 23:31

    wow…la recensione è veramente bella: è già nella lista dei libri dei desideri! XD

  2. 25 febbraio 2008 at 13:03

    Ho fatto una gran fatica a finirlo. Ma tutto sommato non posso dire che non mi sia piaciuto, anzi: ho trovato alcuni momenti estremamente divertenti, altri estrememamente commoventi, altri ancora su cui ho pensato per giorni. E’ un buon libro, è un bel libro, è un libro interessante ed è, effettivamente, un capolavoro. Però non so, ho fatto una gran fatica a finirlo (anche se la seconda parte, quella di Margherita, è scorsa più in fretta) e non so capire se questo è un limite della narrazione, che a volte mi ha francamente annoiato, o un limite mio che non sono probabilmente in grado di capirlo.
    E’ comunque un libro che rileggerei volentieri, anche se penso debba passare tempo per farlo sedimentare.

  3. 5 marzo 2008 at 15:28

    "Il Maestro e Margherita non deve spaventare: come certi romanzi ben riusciti, riesce a conquistare fin da subito il lettore. Solo dopo, solo più tardi, quando la lettura è ultimata e le ultime sfavillanti immagini sono svanite, ecco che comincia la ricerca, la critica, il dissezionamento. "

    Queste parole descrivono esattamente quello che è accaduto a me. L’ho letto quest’estate (prestato dalla ragazza di mio fratello) in pochissimi giorni, rapita dalla prosa brillante e vivida (da pelle d’oca il primo capitolo dedicato a Jeshua e Ponzio Pilato, fra le pagine piùbelle che abbia mai letto!), dall’immaginazione di Bulgakov, dalla trama ricca di invenzioni, dalla ricchezza di contenuti, dai personaggi così ben delineati… più che una critica, il mio sarebbe un elogio sfrenato quindi mi fermo qui. Un vero peccato davvero che il romanzo non abbia la notorietà che merita. Sottoscrivo la recensione, comunque.   ^^

    P.S. Conosco un’altra canzone meno nota ispirata al romanzo, o meglio a Pilato: "Pilate" dei Pearl Jam.

  4. 19 ottobre 2008 at 17:46

    Studio letteratura russa e questo è il romanzo preferito della mia insegnante, quindi sono a conoscenza di un bel po’ di interpretazioni e vicende (storiche, biografiche, culturali) relative a quest’opera. Questo mi permette di emozionarmi nel sentirne parlare, ma non mi permette di dire di conoscerla a fondo.

    Voglio decisamente rileggerla a mente più serena, perché penso che sia un’opera con molto da dare e che per essere pienamente apprezzata necessiti (e meriti) più di una lettura.

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