Twilight – Stephenie Meyer

Immagine di TwilightPrimo, mi dispiace per chi lo crede, ma Twilight ha poco a che fare con il genere horror o gotico.
E’ in tutto e per tutto una storia di un amore adolescenziale, resa più interessante (a seconda dei punti di vista) dall’elemento soprannaturale.
Secondo, questo non è neppure un romanzo sui vampiri benché paradossalmente ci siano anche loro. In questo caso, un fidanzato zannuto con tanto di “famiglia” al seguito.
Terzo, il tanto decantato stile scorrevole ed emozionante della Meyer esiste solo nelle recensioni entusiastiche. Probabilmente il palato dei lettori si sta decisamente corrompendo per cui riescono a leggere oltre le prime cinque pagine solo qualcosa di semplice, se non di semplicistico. A meno che non vi riesca gradevole una sfilza ininterrotta di vita quotidiana intervallata da commenti depressivi adolescenziali e con contrappunti di immancabili battibecchi amorosi troppe volte protratti solo per spendere fiato (e pagine), il libro vi apparirà fin troppo piatto.

Con questi tre punti avrei potuto ragionevolmente concludere la mia – lo ammetto, piuttosto pungente – recensione, tuttavia difetterei di troppa fretta perché il caso in questione è a ben pensarci molto interessante: come può un romanzo parlare di vampiri non tenere in nessun conto la copiosa letteratura sul genere nonché la proficua casistica tratta dal folclore? Ciò che ha creato la Meyer è un tentativo di andare controcorrente rispetto all’immagine stereotipata – e ormai logora, diciamolo – delle creature della notte o forse c’è qualche altra ragione per cui i suoi bevitori di sangue, di fatto, sono tali solo di nome?
Ma partiamo dalla storia, un classico per il pubblico a cui il libro sembra rivolto: Bella Swan, una liceale come tante, si trasferisce a Forks per andare a vivere con il padre, l’inconsistente capo della polizia locale. Un inizio spiazzante: trasferimento non gradito alla ragazza, all’apparenza perché la cittadina è la più piovosa d’America, tutto il contrario dell’amata e soleggiata Phoenix; senza contare il rapporto freddino con il genitore. Bella ha tutte le caratteristiche per essere una ragazza comune, con tanto del solito simil-vittimismo misto ad apatia così tipico della fase adolescenziale, tranne per la sua conclamata goffaggine che a tratti sfiora addirittura la caricatura (sicuramente non intenzionale). Nonostante questo ha un discreto successo tra i ragazzi del luogo, e tra gli sguardi che attira ci sono anche quelli, all’inizio inspiegabilmente ostili, di Edward Cullen, perfetto sotto ogni punto di vista. Ma il comportamento piuttosto ambiguo di lui e strani avvenimenti accorsi fanno pensare a Bella che il ragazzo non sia come tutti gli altri… e difatti egli è un vampiro!
Sarà sconvolta di fronte alla sconcertante realtà? Non spetta a me rivelarlo (anche se è significativa la reazione della ragazza). Ciò che è interessante sono i Cullen, una famiglia così perfetta da non sembrare vera, come non sembrano veri neppure i suoi componenti, senza macchia, senza imperfezioni. Se non fosse, appunto, per la loro alimentazione a base di sangue (animale, si tiene a rassicurare il lettore). Insomma, siamo ben lontani dall’immagine del vampiro tradizionale.
Ma allora la Meyer sta cercando di creare una propria versione del mito vampirico? Probabilmente sì. E’ il risultato che resta piuttosto difettoso. Può essere interessante esplorare una relazione in cui l’essere soprannaturale non giochi il solito ruolo dominante: infondo i grandi vampiri letterari  – Lord Ruthven, Carmilla e il Conte Dracula – sono tutti dei seduttori incalliti, le cui vittime sono del tutto inconsapevoli della loro reale natura. Così come si sente il bisogno di una boccata di aria fresca nella letteratura vampirica, dove predomina la vecchia creatura sanguinaria e sensuale oppure il non morto dagli istinto di zombie. Ma i Cullen, che ruolo giocano in questa ormai doppiamente centenaria letteratura? Sono esseri bellissimi, forti, veloci, agili, per di più vivono nel lusso e alcuni di loro sono dotati di poteri paranormali. Sullo sfondo c’è l’attrazione per il sangue, ma con un po’ di autocontrollo la situazione è risolta: il patriarca Cullen è grazie a questo il primo vampiro medico della letteratura occidentale. Sono vampiri affascinanti, sì, ma di un fascino invidiabile e assolutamente innocuo. Anche nel rapporto con Bella, il fatto che Edward sia un vampiro è solo un ostacolo più sbandierato a parole che confermato nei fatti: il ragazzo si comporta in tutto e per tutto come un angelo custode, beneducato, protettivo, con la giusta dose di vuota sfrontatezza che tanto attira. Non solo non si vede un lampeggiar di zanne, ma neppure si sente.
E allora perché chiamare ancora cotali creature vampiri? Forse perché il lettore – o la lettrice – vuole proprio questo: un condimento piccante per un’altrimenti solita storia d’amore da liceo. Ma senza troppo sangue e senza troppa sensualità: ed ecco servito il vampiro politicamente corretto.


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