L’amore non fa per me, di Federica Bosco

Immagine di L' amore non fa per me Alla ricerca di una lettura divertente e simpatica, che mi facesse trascorrere qualche ora lontano dai problemi universitari, mi sono imbattuta per caso in questo romanzo. L’opera veniva presentata davvero bene, devo dire: Monica, già protagonista di Mi piaci da morire, sta volando in Scozia per vivere con il suo nuovo grande amore; il suo libro sta per essere pubblicato, è in procinto di trovare un nuovo lavoro e la vita le sorride. Cosa può desiderare di più? Niente, ovviamente, ma l’esperienza insegna che non è tutto oro quello che luccica. E infatti, come in ogni convivenza che si rispetti, inizia a scoprire i piccoli grandi segreti che il suo Edgar nasconde. Sola, in un Paese a lei sconosciuto, Monica deve imparare a cavarsela, a capire il suo uomo e a scoprire se davvero quei piccoli difetti per lei sono davvero tali.
Ciò che mi ha convinto ad acquistarlo, non è tanto la trama, che non mi è parsa né originalissima, né accattivante, quanto il fatto che venisse posto l’accento sull’ironia della protagonista e la sua capacità di cacciarsi nei guai. Il mio pensiero quindi è corso subito ai romanzi di Sophie Kinsella, che personalmente adoro: brillanti, ironici, divertenti.
Ora, forse perché avevo in mente lo stile della signora dello shopping, forse perché mi aspettavo comunque qualcosa di diverso, quando ho iniziato a leggere questo romanzo, mi sono trovata a chiuderlo violentemente e a maledire i soldi spesi. Perché, a parer mio, questo non ne vale neanche la metà.
Partiamo dalla storia: come dicevo, niente di veramente originale, ma speravo che la combinaguai Monica fosse davvero capace di crearne. No, decisamente. Qualche figuraccia carina la fa, sì, ma non certo tale da potersi annoverare come simpatica agli occhi di una lettrice che è capace di fare figure anche peggiori e che è una fervente ammiratrice dei manga con protagoniste tutt’altro che normali. L’ironia non la trovo neanche a cercarla con il lanternino: premesso che ognuno di noi ha un concetto di ironia diverso, e su questo sono d’accordo, a me Monica è sembrata più una paraonica – a volte a ragione, a volte no.
Insomma, questo romanzo non mi ha coinvolto per niente: certo, mi è dispiaciuto per i suoi problemi, ma non li ho sentiti vicini; un po’ come quando senti una notizia a un telegiornale, oppure "a un amico di un amico di un cugino a cui è accaduta questa cosa"; i personaggi non si fanno amare: la difficoltà del raccontare in prima persona è che devi riuscire a far conoscere (amare e odiare dipende da ognuno di noi) i personaggi che fanno da sfondo alla storia. E, mi spiace dirlo, di questi non mi è rimasto assolutamente niente. Al termine della lettura, quando chiusi il romanzo e lo riposi, l’unica domanda che mi frullava in testa era: " E quindi? Mi sono letta questa storia e… cosa mi è rimasto? Non mi sono divertita, non mi sono commossa…" Si ha la sensazione di aver perso solo tempo. Anche in finale è molto anonimo e, secondo me, inconcludente.
Qualcuno potrebbe rinfacciarmi che, non avendo letto il primo capitolo delle sue avventure, non capisco Monica perché mi sono inserita all’interno di una saga già avviata. Beh, non mi pare una spiegazione plausibile: anche di Harry Potter lessi prima il secondo romanzo e solo successivamente mi informai sul primo; lo stesso dicasi per altre saghe, come per esempio I love shopping della stessa Kinsella; anzi, oserei dire che la capacità di farsi comprendere e apprezzare anche da chi non segue l’ordine regolare dei romanzi, è un punto a favore dello stesso.
Alla trama si aggiunge anche lo stile della Bosco che francamente non mi piace: pur essendo molto scorrevole (infatti ho terminato di leggerlo in due giorni scarsi), il suo modo di scrivere abbonda di virgole, dimenticandosi dell’esistenza degli altri segni di interpunzione. Come tutti dovrebbero sapere, anche l’uso sapiente della punteggiatura, fa sì che un lettore sia coinvolto dalla storia. E, anche in questo, per quanto mi riguarda, la Bosco ha fallito: provate a leggere un paragrafo a voce alta: non arriverete a metà, che vi mancherà il fiato; lo stesso succede quando l’occhio corre veloce sulla pagina e, ad un certo punto, si ferma perché si rende conto che qualcosa non va.
Nota di demerito anche per l’edizione: lasciando correre alcuni refusi – perché voglio credere che siano refusi e non errori dell’autrice o dell’editor – la formattazione della pagina è a dir poco indecente: scrittura piccola, che diventa minuscola nelle numerose lettere ed email che i personaggi si scambiano e che si sarebbe potuta evitare benissimo, riducendo l’interlinea e aumentando, anche di poco il carattere. Visto che di lettere e email ce ne sono così tante nella storia, non tener conto di un lettore, che magari non ha una vista eccelsa. mi è sembrata un’offesa tutt’altro che passabile verso il lettore.


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