Artemisia, di Alexandra Lapierre

Artemisia, di Alexandra LapierreArtemisia di Alexandra Lapierre
Traduttore: Doriana Comerlati
Editore: Mondadori Genere: (Auto)Biografia, Saggistica, Storico
Pagine: 511
ISBN: 9788804456483
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Schede libro: Sito editore :: Goodreads :: Anobii
Il nostro voto: four-stars

Roma, anno 1611. La giovane pittrice Artemisia si batte furiosamente per imporre il suo talento. L'avversario più temibile che le si para di fronte altri non è che il padre, il grande pittore Orazio Gentileschi. Artemisia è il dramma di una passione folle, della tenerezza e dell'odio di due creature incatenate dai legami di sangue. Ma soprattutto è l'avventura di una delle prime pittrici della storia, una donna che infranse tutte le norme per conquistare la gloria e la libertà.

Leggendo La passione di Artemisia, romanzo sulla vita della pittrice Artemisia Gentileschi, vagavo ogni tanto sul web alla ricerca di immagini delle sue opere, soprattutto di quelle descritte nel libro che stavo leggendo. Capitai così nella pagina dedicata alla Gentileschi in Wikipedia, e lessi una breve citazione da questo romanzo della Lapierre: e decisi di leggerlo, anche viste le recensioni più che positive.
Un’ottima scelta, direi.
Artemisia di Alexandra Lapierre non è un romanzo, ma non è nemmeno una biografia e nemmeno un saggio: è tutto insieme. Un testo imponente che nasce dalla passione della sua autrice per i Gentileschi padre e figlia, Orazio e Artemisia, che nel libro si rincorrono, si evitano, si guardano, si scrutano, si influenzano. La vita di Artemisia Gentileschi è descritta in maniera precisa e puntuale, anche grazie a una mole non indifferente di materiale raccolto e di studi e ricerche svolti dalla Lapierre per fornire un affresco il più possibile veritiero della vita di questa pittrice del Seicento, donna forte e insieme fragile. Basta pensare che ci sono, alla fine del testo, almeno una cinquantina di pagine di bibliografia, e basta considerare che l’autrice, sempre alla fine del testo, fornisce capitolo per capitolo i testi a cui si è ispirata, le ricerche che ha svolto per ricostruire quel tratto di vita di Artemisia, ciò che ha inventato e ciò che ha invece trovato riscontro negli archivi di varie città italiane. Un gesto di onestà intellettuale che non è possibile ignorare e non è possibile non ammirare.
In questo senso, si tratta di un testo estremamente diverso da La passione di Artemisia, perché non censura nulla della vita di Artemisia. Mentre nel romanzo della Vreeland leggiamo una vita e vediamo un’immagine della Gentileschi che l’autrice ha plasmato in base alle proprie esigenze di trama, come lei stessa ammette, qui abbiamo Artemisia con la sua forza, la sua bellezza, la sua ricerca costante di fama e successo nel mondo della pittura, i suoi problemi finanziari e il suo “piegarsi” alla necessità di elargire favori per riceverne altri. Scopriamo della sua storia con Agostino Tassi, di ciò che è successo dopo il primo stupro, di come la giovane si sia abbandonata a quello che credeva un amante. Di come abbia raccontato, in tribunale, del suo stupro, con termini estremamente crudi e precisi. Leggiamo la sua deposizione, che emana forza e orgoglio, mentre viene sottoposta al supplizio della corda e dice ad Agostino Tassi, fissandolo: “queste sono le fedi nuziali che mi hai promesso”. Leggiamo di una donna così completamente unica che la pittrice di La passione di Artemisia a confronto sembra una macchietta. Leggiamo di una donna che si innamora. Che civetta. Che flirta. Che si dipinge nuda e bellissima come Allegoria dell’Inclinazione nella casa di Michelangelo (mentre la Vreeland aveva immaginato che avesse utilizzato una modella, togliendo tantissimo impatto alla vicenda). Leggiamo di una donna tradita, delusa, amareggiata. Di una donna con un rapporto difficile col marito impostole dalle convenzioni, di una donna che perde i figli e di fratelli che pregano con lei, di un padre che fissa le sue tele e vi vede i suoi insegnamenti. Leggiamo le lettere che scriveva, chiedendo denaro, chiedendo commissioni.
Leggiamo davvero di una donna “che tiene nel petto l’animo di un Cesare”.
Artemisia non può mancare nella biblioteca di un estimatore dei Gentileschi, perché l’analisi di questo rapporto quasi ossessivo con il padre, l’immagine di questa donna che sfida il mondo con la sua arte e il suo talento, l’immagine di questa donna forte, che ha sofferto, è probabilmente la più veritiera che si possa avere.
E’, insomma, un libro che vale davvero la pena di essere letto. O anche solo consultato per l’imponente opera di ricerca e la ricca bibliografia che contiene.

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I nostri voti
Trama
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Personaggi
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Stile
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Ritmo
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Copertina
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Generale: four-stars

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