Racconti notturni, di E. T. A. Hoffmann

Come in ogni raccolta di racconti, anche in questa c’è il racconto che si ricorderà di più e quello che si ricorderà di meno. Per quanto riguarda me, basterebbero Ignazio Denner e Il maggiorasco a rendere questa raccolta degna di essere letta. Non che gli altri racconti siano da buttare via, anzi: ma questi due sono quelli che mi hanno colpito di più, quelli che rileggerei con più piacere (a dispetto del carattere piccolissimo con cui è stata stampata questa edizione!).
Di Ignazio Denner mi ha colpita la maestria con cui l’autore introduce l’aspetto “spaventoso” del personaggio che dà il titolo al racconto; inizialmente lo conosciamo come un ricco mercante particolarmente generoso con Andrea, un cacciatore che vive ora in miseria con la moglie, e che trova molto utili i doni che Denner fa in cambio dell’ospitalità. Ma poi a poco a poco si scopre chi è davvero Denner, e l’atmosfera cupa e sinistra del racconto fa da sfondo a una vicenda intricata, ricca di mistero, in cui il succedersi degli eventi e delle ricostruzioni che i personaggi sono costretti a fare per liberarsi da questa presenza ingombrante porta a un finale che fa riconsiderare quasi tutto il racconto. Se all’inizio aveva intuito che c’era qualcosa in Denner che non tornava del tutto, diciamo così, alla fine, quando si è oramai scoperto tutto, ho ripercorso gli eventi del racconto stupendomi ancora di più del personaggio e della doppiezza che aveva mostrato. E’ un racconto che mi ha tenuta col fiato sospeso, che mi ha dato spesso il batticuore, insomma un racconto che ho davvero adorato in questa raccolta.
Il maggiorasco è un altro dei racconti che mi ha tenuto col fiato sospeso: leggevo mangiandomi le unghie per la tensione di sapere cosa sarebbe successo poi (non sto scherzando, giuro!). L’idea di questi rumori, nella notte, che riempiono un’atmosfera di per sé già piuttosto cupa, mi ha attirata tantissimo e ho trovato che si raccontasse di creature soprannaturali in una maniera spettacolare. Non è stata solo lo stile dell’autore, ma anche la capacità, già descritta nel racconto di prima, di portare il lettore nell’atmosfera giusta e poi costruire tutta la vicenda arrivando a culmini di tensione affascinanti. Non amo particolarmente le storie di fantasmi; ma questa mi ha colpito tantissimo e mi ha lasciato davvero in tensione dalla prima riga all’ultima.
Anche gli altri racconti sono molto belli e intensi, anche se non hanno catturato la mia attenzione come questi due. Di certo tutta la racolta è pregevole, e anche se ha i suoi alti e bassi mantiene sempre uno standard di qualità piuttosto alta che la rende imperdibile per tutti e indispensabile per gli amanti di quei racconti cupi, sinistri, misteriosi, in cui esistono apparizioni, filtri magici, spettri e maledizioni, a volte reali e a volte nati dalla psiche umana. Un difetto che però non dipende dall’autore: ho preso in prestito l’edizione Einaudi dalla biblioteca ed era stampata in caratteri minuscoli, che affaticano gli occhi e rendono più lenta la lettura; questo invece è un libro che fa venire voglia di divorarlo.


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