L’uomo che fu Giovedì, di Gilbert K. Chesterton

Immagine di L'uomo che fu Giovedì Questo è uno di quei libri affascinanti, che leggerei e rileggerei decine di volte. Non saprei spiegare perchè: un po’ per la trama surreale, un po’ perchè l’ho trovato anche a suo modo divertente, un po’ perchè contiene osservazioni argute e un po’ perchè semplicemente mi è piaciuto da morire.
Una parte della trama è, purtroppo direi, svelata dalla quarta di copertina: all’inizio infatti assistiamo a una discussione piuttosto accesa sull’anarchia, e facciamo la conoscenza di Luciano Gregory, poeta e convinto anarchico, e Gabriele Syme, personaggio che invece ritiene che, come si suol dire, gli anarchici siano solo tutte chiacchiere. A quel punto Gregory, deciso a dimostrargli della veridicità delle sue convinzioni e della serietà del movimento anarchico, lo conduce in un luogo segreto dove si riunisce il Consiglio Centrale Anarchico. Qui abbiamo la prima rivelazione, e il primo contatto con la girandola di false identità e coperture che costellano il libro. Girandola che personalmente ho trovato particolarmente divertente.
Syme, insomma, riesce a diventare Giovedì, uno dei personaggi del Consiglio; i membri, infatti, hanno deciso di nascondere la loro identità dietro ai nomi della settimana. Syme viene a contatto con tutti gli altri sei membri dell’organizzazione, e anche con il presidente Domenica, una figura emblematica, misteriosa e letteralmente gigantesca, che incute un particolare timore nei personaggi. Da questo momento si diparte una trama particolarissima, che svela a poco a poco cosa sta realmente dietro il Consiglio Centrale Anarchico, chi sono davvero i suoi membri e che scopo hanno. Il tutto ha sullo sfondo la figura di Domenica, un uomo gigantesco che incute una particolare paura nei membri del consiglio e nello stesso Syme, una paura che faticano a vincere. E’ questa un’altra cosa che mi ha colpito e mi è piaciuta: i personaggi non hanno un grande spessore psicologico, sono sì indagati nello loro motivazioni e nella loro storia passata, ma si tratta di cenni, di storie a volte incredibili. Il loro vero spessore è, appunto, come simboli, come giorni della settimana: e questo si vede particolarmente nella scena finale. Ciò che cogliamo dei personaggi è, appunto, la paura irrazionale di Domenica, il timore d’essere smascherati, l’abitudine così radicata a mascherarsi che non possono quasi farne a meno.
Come dicevo, la trama è un po’ surreale, anche per tutto il giro di false identità e segreti da mantenere che permea il libro. Nonostante questo è interessante e divertente, anche perchè ha dei guizzi che un po’mprevedi ma che risultano comunque inaspettati – per come arrivano, per ciò che segue, per le reazioni dei personaggi. Devo dire, però, che il libro è permeato da un certo spirito religioso che potrebbe infastidire chi non amasse questo genere di cose. Lo consiglierei comunque a tutti, non foss’altro che per l’arguzia di certe osservazioni, per la trama brillante, per i guizzi improvvisi.
Una piccola nota: la traduzione è un po’ datata, e il libro non indica chi l’abbia eseguita (si dice soltanto che l’editore è a disposizione degli aventi diritto). E’ un peccato perchè, secondo me, la traduzione trarrebbe solo giovamento da una piccola revisione, anche solo per rimodernarla (contiene ancora termini e grafie che oramai credo non si tuilizzino più). Ma è comunque godibile, ve lo assicuro.


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