Underworld, di Don DeLillo

Immagine di UnderworldDon DeLillo, scrittore italo-americano, originario del Bronx, con “Underworld” (titolo che deriva da una pellicola di Josef Von Sternberg, del 1927, nota in Italia come “Le notti di Chicago”) ci descrive l’America lungo un intervallo di tempo che dura quarant’anni, dagli anni del secondo dopoguerra all’inizio degli anni ’90.
Comune denominatore di tutta la narrazione è un cimelio dal valore inestimabile, la pallina del fuoricampo di Bobby Thomson che, nella finale Giants VS Dodgers giocata al Polo Grounds di New York, nel 1951, ha permesso ai Giants di vincere il campionato.
Il libro si apre proprio con la realistica descrizione di questa storica partita: DeLillo ce la racconta fin nei minimi particolari, soffermandosi sulle emozioni, sulle azioni, sugli scambi di battute dei diversi personaggi, alcuni di sua invenzione, altri realmente esistenti.
In particolare, nel medesimo momento in cui Thomson fa schizzare la pallina verso la tribuna, il direttore dell’FBI, J. Edgar Hoover, anch’egli presente allo stadio, riceve una grave notizia: i russi hanno fatto esplodere, a titolo di test, la bomba atomica. E’ l’inizio della guerra fredda.
Questa, in breve, è la premessa del libro il quale, da una parte, ruota attorno alla leggendaria pallina di baseball e, dall’altra, segue, di generazione in generazione, tutto ciò che concerne “la bomba”, e l’incubo post-atomico.
Da una parte, quindi, abbiamo la morte, il terrore che scaturisce dallo spettro della guerra nucleare, simboleggiato dal dipinto di Bruegel il Vecchio “Il Trionfo della Morte” (durante la partita, quando per celebrare il fuoricampo gli spettatori gettano dalle tribune ritagli di giornali, uno di questi, con la rappresentazione del dipinto, finisce nelle mani di Hoover) e dall’altra, questa pallina da baseball che attraversa tutto il campo, finisce in tribuna, viene contesa dagli spettatori e afferrata in extremis da un ragazzino di colore, Cotter Martin, che fugge via, con uno dei più importanti tesori di quegli anni.
La pallina viene quasi elevata al rango di oggetto magico, e la trama o meglio, l’intreccio di trame di “Underworld” si articola proprio seguendo, senza alcun ordine cronologico, i vari passaggi di mano che essa fa, fino a quando viene acquistata presso un collezionista dal waste manager Nick Shay, il principale personaggio del romanzo.
I rifiuti, il loro smaltimento, la loro tossicità, la loro importanza nella società moderna diventano uno degli elementi fondamentali della storia. Non solo Nick Shay, ma quasi tutti i personaggi sono collegati ai rifiuti: Klara Sax, artista concettuale con cui Nick ha avuto una relazione, realizza un’opera a grandezza naturale sfruttando aerei di guerra in disuso; J. Edgar Hoover viene spiato attraverso il furto e l’analisi dell’immondizia che produce; il fratello di Nick, Matty, lavora in ambito nucleare e uno dei suoi problemi sono le scorie radioattive.
Volti, squarci di vita privata, brandelli di dialoghi che sembrano presi direttamente dalla vita reale, senza nessun adattamento letterario, si susseguono, intrecciandosi, apparentemente senza un filo logico, e fanno da contorno (o da sfondo) a problemi ben più seri e di portata mondiale: sono gli anni della guerra fredda, gli anni della paura atomica e lo spettro del "grande fungo" aleggia nell’aria con tutto il suo bagaglio di terrore. DeLillo, in particolare, si sofferma sulle conseguenze delle radiazioni, sulle deformazioni, sui cancri, sulle vittime ignare degli sperimenti atomici.
La "bomba", così come il problema dei rifiuti, è presente nella vita di molti suoi personaggi, come Matty Shay, il comico Lenny Bruce, personaggio realmente esistito insieme a Edgar J. Hoover e lo stesso Nick Shay.
In "Underworld", DeLillo fa coesistere personaggi inventati e reali, eventi storici ed eventi quotidiani e lo fa, a mio avviso, con una perfezione tale che da pochi è stata raggiunta.
E’ un romanzo con una struttura molto atipica: il non rispetto della cronologia degli eventi descritti e il continuo passare da un punto di vista all’altro, rende la lettura non sempre agevole, soprattutto perché DeLillo dipana la sua storia attraverso molteplici sottotrame e le sviluppa intrecciandole l’una all’altra in un mosaico d’incredibile bellezza.
Terminata la sua lettura, io avevo in mente una sola parola per definirlo: capolavoro.


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