Il tesoro di Gengis Khan, di Clive e Dirk Cussler

Immagine di Il tesoro di Gengis Khan Nuovo capitolo delle avventure di Dirk Pitt, Il tesoro di Gengis Khan ci porta stavolta nella Mongolia, a scoprire il perchè di una serie di terremoti che hanno provocato grossi danni al mercato petrolifero. Come avevo già fatto notare in Atlantide, il libro si apre con capitoli ambientati migliaia di anni fa: una nave alla deriva, la scoperta di un nuovo luogo di pace, ricco e fertile, in cui vivere, il ritorno in patria e la sparizione improvvisa di un personaggio. Poi si torna nel passato più recente, insieme ad un archeologo alle prese con un’importantissima scoperta; ed infine nel presente, con Dirk Pitt a salvare in modo un po’ rocambolesco (e decisamente irrealistico!) una barchetta con a bordo una squadra di ricerca che rischia di essere travolta da un’onda anomala. E’ proprio l’onda anomala, e il salvataggio di questa squadra, a dare inizio ai sospetti, alle richerche, alle investigazioni e ai salvataggi incredibili del personaggio di turno. Insomma, anche questo romanzo ha una trama, a tratti, a dir poco incredibile: ma alla fine è un buon romanzo di avventura, che sa comunque tenerti col fiato sospeso anche se a volte sbotti con un “ma non è possibile!” e che sa tenere buona compagnia per un po’ di pomeriggi.
Come avevo già detto a proposito di Atlantide, dello stesso autore, anche questo libro può avere qualcosa di istruttivo: cercare di separare le notizie reali da quelle inventate l’autore, la storia vera dalla leggenda, è interessante anche per scoprire qualcosa di più su Gengis Khan, sulla sua storia, e su ciò che ha animato il mistero fino alla composizione di questo romanzo. Imparare qualcosa di nuovo è sempre una buona cosa, e credo che in questo senso i libri di Cussler siano una buona spinta di partenza. Per il resto, risulta un po’ difficile credere a certe cose (un esempio per tutti: Pitt e l’onda anomala di inizio romanzo) e soprattutto l’espediente della famiglia con manie di grandezza alla lunga perde mordente.
Un libro decisamente lungo, comunque, ma che scorre abbastanza bene e che lavora bene come romanzo d’avventura e thriller. Basta soprassedere su alcune cose strambe. Insomma: lo consiglierei a chi non sta a guardare troppo il pelo nell’uovo, ma chi vuole leggere qualcosa di realistico forse dovrebbe scegliere altro.


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