Sogni di Bunker Hill, John Fante

Immagine di Sogni di Bunker Hill "Sogni di Bunker Hill" è l’ultimo romanzo di John Fante, che, secondo quanto si racconta, lo stesso dettò alla moglie, Joyce Smart, sul letto di morte. E’ anche il quarto e ultimo libro del ciclo autobiografico incentrato sul personaggio di Arturo Bandini e ambientato nella Hollywood degli anni ’30 e ’40. 

La narrazione ruota attorno alla quotidianità di Arturo Bandini, neo scrittore, emigrato ad Hollywood alla ricerca di fama e denaro. Riesce ad ottenere alcuni contratti di lavoro in ambito letterario, che gli permettono di racimolare discrete somme di denaro. Ma l’ironia della sorte vuole che Arturo faccia tutto fuorché lo scrittore. Comincia come correttore di bozze e il suo primo lavoro consiste nella correzione del manoscritto di Jennifer Lovelace. La ragazza è completamente incapace, ma la sua fama e il suo denaro le spalancano porte che resterebbero recluse ad altri. Arturo viviseziona e stravolge completamente il racconto, attirando su di sé le ire della Lovelace. Pentitosi cercherà di rimediare, riscoprendosi addirittura "innamorato" della donna.

Arturo s’innamora facilmente, di tutte, nessuna esclusa. Ed è capace a dire "ti amo" nel giro di un’ora. Ma è incapace di trattare una donna. Le sue avventure amorose hanno un qualcosa di molto comico, perché ci si trova davanti un imbranato cronico, uno che, probabilmente, era assente o dormiva quando spiegavano come trattare una donna. E così, accanto agli insuccessi letterari, Arturo colleziona quelli amorosi. E’ un eroe, ma negativo. Non c’è successo nella sua vita, né in amore, né nella carriera.
La vita di Bandini è contrassegnata da una delusione dopo l’altra. Niente sembra andare per il verso giusto. Quando viene contattato da un editore per entrare nella sua "scuderia", fa tutto fuorché scrivere; il suo lavoro a stretto contatto con una nota sceneggiatrice non dà alcun frutto se non la sua pazienza messa a dura prova dalle chiacchiere continue di una donna che vive nel suo mondo di celluloide; nemmeno l’amicizia e l’incontro con il suo idolo, lo scrittore Sinclair Lewis, sembra girare a suo favore.
Ciononostante, Arturo Bandini ci conquista, proprio per la sua naturale incapacità. Molte sue vicissitudini ci fanno scuotere la testa sorridendo.
Un fallimento unico, possiamo affermare. Eppure, in fondo, c’è tanto di autobiografico, tanto di verosimile.
E’ la dimostrazione che fare gli scrittori non è poi così facile. Che ci sono tanti problemi intrinseci nel mondo letterario. Fante ci mostra che non sono tutte rosa e fiori e che la strada per diventare uno scrittore affermato è costellata di difficoltà.

La sua prosa è semplice, scarna, esteticamente non ha niente di speciale. E’ una prosa che colpisce proprio per la sua semplicità. E’ un linguaggio colloquiale, diretto. Nessun fronzolo la impreziosisce. Fante è così. Non ci si aspetta da lui complesse architetture verbali.
Eppure, c’è qualcosa in Fante che ti resta dentro. Personalmente c’è un brano che vale tutto il libro. Ve lo riporto. Una vetta del genere non c’è in tutti i libri. Solo nei migliori. Possono essere poche frasi, oppure una manciata di frasi.

Mormorai un’ave Maria che fu subito interrotta dal pensiero di Thelma Faber. Ave Maria piena di grazia e Thelma Faber nuda tra le mie braccia. Santa Maria, Madre di Dio, baciare il seno di Thelma Faber, tastare il suo corpo e far scivolare le mie mani sulle sue cosce. Prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte e le mie labbra si spostano sui fianchi di Thelma e li baciano estaticamente.”

Ecco, leggendo questo, il mio cervello ha fatto click e ho amato John Fante.

Notizie sull’autore

John Fante è stato uno scrittore statunitense. Figlio di immigrati italiani, in seguito ai dissapori con il padre,  abbandonerà la provinciale Boulder per trasferirsi nel 1930 a Los Angeles.
Qui vengono pubblicati i suoi primi racconti e comincia a collaborare con le riviste American Mercury e Atlantic Monthly. Sempre in questo periodo, comincia la sua collaborazione con Hollywood come sceneggiatore.
Tra il 1935 e il 1936 scrive il suo primo romanzo "La strada per Los Angeles" – primo libro del ciclo dedicato ad Arturo Bandini, che sarà pubblicato solo nel 1985. Seguiranno "Aspetta la primavera" del 1937 e "Chiedi alla polvere" del 1939.
Seguirà un periodo di crisi narrativa, dal quale uscirà solamente nel 1952 con la pubblicazione di "Una vita impegnata".
Del 1978 è l’incontro con Charles Bukowski che definirà Fante "il migliore scrittore che abbia mai letto". L’ammirazione nei confronti di Fante è tale che Bukowski arriverà a minacciare la sua casa editrice – la Black Sparrow – di non consegnare il manoscritto del suo nuovo romanzo, se loro non avessero ristampato le opere di Fante.
John Fante morirà l’8 maggio del 1983. 
 


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