Schiavo d’amore, W. Somerset Maugham

Immagine di Schiavo d'amoreC’è una cosa che colpisce subito di questo romanzo: lo stile a metà tra il testo teatrale e la narrativa. Questa mescolanza non è fastidiosa per il lettore, anzi: ha un fascino che conferisce una certa originalità al testo, che si presenta come uno dei classici "romanzi di formazione". Schiavo d’amore è la storia di un’anima che, educata rigidamente, si libera progressivamente, attraverso falsi traguardi (falsi perchè il protagonista stesso, più di una volta, definisce il suo stato d’animo quello della libertà, dimenticando però di essersi sentito così altre volte) e attraverso una costante ricerca di amore e di accettazione che giunge solo alla fine.
Il protagonista Philip Carey ci viene presentato fin da subito, con poche frasi che sembrano, appunto, indicazioni di scena dei testi teatrali: il bambino si avvicina al letto della madre morente. Seguiremo questo bambino per tutte le oltre 500 pagine del romanzo nella sua formazione, nella sua crescita, nella sua educazione, nelle sue scele di vita, a volte giuste a volte sbagliate, e nei suoi amori: l’avventura con una donna più grande di lui che un poco lo disgusta, l’amore per una donna volgare e ingrata che lo umilierà spesso e da cui non riuscirà mai a staccarsi completamente, e l’amore silenzioso e luminoso della figlia di un amico, amore che chiuderà il romanzo con l’effettiva liberazione del nostro protagonista. Nonostante la mole non indifferente del romanzo, non ci sono momenti pesanti, e l’autore ha una straordinaria capacità di rendere con poche ma decise pennellate lo stato d’animo di Philip, il suo giudizio sul mondo che lo circonda, i suoi cambiamenti da orfanello che vuole mostrare la sua sofferenza al giovane uomo che, costretto dai debiti a lasciare gli studi e lavorare, si sente schiacciato da una quotidianità che detesta e che lo secca dentro.
Philip crescerà con due zii: un curato che però pensa solo a se stesso, e la moglie di quest’uomo che lo amerà come il figlio che non ha mai avuto e sarà disposta a sacrificare tutto per lui, anche a sostenerlo nelle scelte che considera sbagliate. Per quanto questa donna non compaia più di tanto nel romanzo, in quanto la storia è di Philip e lo seguiamo anche in collegio, e poi all’estero, e poi al lavoro, la sua apparizione è memorabile perchè crea un quadro di amore materno che non si serve dei grandi discorsi, ma dei piccoli gesti.
Un altro tema che permea il romanzo, insieme a quello del progressivo spogliarsi di pregiudizi, è il difetto fisico di Philip: un piede equino che lo costringe a zoppicare, lo rende bersaglio dei suoi compagni di collegio, e che verrà corretto solo sul finire del romanzo, quando Philip potrà tornare agli studi di medicina e verrà seguito da un medico che si occuperà del suo piede. Il rapporto di Philip con questo difetto è particolare, e lo si ritrova spesso nel romanzo, anche quando il lettore se ne scorda perchè è il protagonista stesso che sembra essersene scordato. L’operazione al piede che subirà Philip alla fine del romanzo è quasi simbolica: uno stacco dal passato che è avvenuto via via, in seguito a scelte ben determinate, e che si concretizza nel lasciarsi alle spalle il cruccio della sua infanzia e giovinezza.
Una menzione a parte meritano gli amori del giovane: se quello con la donna più vecchia è un’avventura passeggera, fatta per entrare finalmente nel mondo dell’amore, gli altri due sono per Philip travolgenti. Da una parte una donna volgare, che all’inizio nemmeno gli piace e di cui noterà sempre tutti i difetti; una donna che accetta i suoi regali, ma gli preferisce un uomo più ricco che però non può sposarla; una donna che non si fa scrupoli a tornare da lui con una figlia per farsi mantenere; una donna che decide di sposarlo quando oramai lui è totalmente disgustato da lei. E’ questo l’amore che rovina Philip, sia economicamente che nell’anima: in seguito alla distruzione che la donna opererà in casa sua, Philip è costretto a lasciare l’appartamento e a dormire in un parco, in una sequenza che trasmette esattamente lo squallore e la tristezza di questo ragazzo ingenuo che si trova nei pasticci. Poi finalmente il lavoro, l’incontro con un uomo buono e la sua famiglia che lo accoglie come un parente, l’amore per questa ragazza che sfocia in qualcosa di bello e positivo. Con una punta di amarezza, però: è un amore che non cancellerà mai il ricordo della donna volgare che è diventata una prostituta, e di cui Philip, come ammette lui stesso nelle ultime pagine, inseguirà sempre il fantasma. Ma il finale è lieto, e si sente che non è tirato, non è di troppo, non è sdolcinato e quasi fastidioso come alcuni lieti fine: è il finale adatto al romanzo che è stato. Secco, sofferto, ma speranzoso.
Insomma, un romanzo lungo, che a tratti forse si dilunga troppo e che potrebbe non piacere. Ma che merita assolutamente non solo per la magistrale indagine dell’anima del protagonista, ma anche per lo stile così particolare, originale e affascinante, e per una storia che comunque, al di là di tutto, sa sottolineare il buono e il cattivo della vita.


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