Passione di famiglia, di Cristina Comencini

Immagine di Passione di famiglia Credo di dover premettere che i romanzi in cui i protagonisti sono quasi esclusivamente femminili, come Passione di famiglia, per me sono incredibilmente affascinanti. E questo falsa il mio giudizio verso il positivo, ma non so proprio cosa farci. Io di queste storie di donne, in cui gli uomini compaiono poco, mi innamoro senza speranza. E anche in questo caso è stato così.
Passione di famiglia è un romanzo in cui le donne sono ben cinquanta. Non tutte parlano, ovviamente; ma tutte sono accanto al capezzale di Francesca al momento della morte, e la vita di questa donna che poi si rivelerà straordinaria ci viene raccontata attraverso sprazzi di ricordi e una ricostruzione della vicenda che l’ha portata lì, a costringere una delle figlie a tenerle ferma la mano, e ad avere intorno così tante nipoti.
La famiglia natale di Francesca viene rovinata dal vizio del gioco del padre, e da nobili caduti in disgrazia si trasferiscono quindi a casa di uno zio, Ferdinando, che accetta di ospitarli a patto che il padre lavori. La morte del padre sul lavoro, e la conseguente convivenza sempre più difficile con la famiglia dello zio, culminante nella seduzione da parte di quest’ultimo della sorella di Francesca, Maria, costringe madre e figlie a scappare, cercando di nascondere la gravidanza sempre più evidente, e a iniziare a guadagnarsi da vivere. E’ Francesca, in realtà, quella che lavora: la sorella infatti è incinta, e la madre è troppo abituata alla vita agiata dei nobili. Francesca, da questo momento, lavorerà sempre. In questa cornice di famiglia rovinata due volte (dal gioco prima e da uno zio approfittatore poi), si intreccia anche la relazione tra Francesca e Francesco, un uomo che lei ha incontrato a teatro proprio la sera in cui suo padre ha perso tutto, e che credeva di non incontrare mai più. La storia di Francesco è la storia di un uomo che si stanca presto di ciò che ha: ha una passione incredibile per le donne magre, magrissime. Costretto a sposare una ragazza, si innamora di Francesca proprio per la sua magrezza, ma la abbandona spesso e volentieri per donne più magre con cui il confronto di lei incinta non è nemmeno proponibile. E insieme c’è anche la storia di un grande amore: è difficile capire cosa provi Francesco (è solo una sorta di feticismo, il suo, o ama davvero le donne che mette incinta?), ma Francesca che rimane sempre ad aspettarlo e che ha sei figli da lui è chiara, chiarissima. Il finale è un po’ amaro, ma è la fine adatta ad un amore che non ha mai avuto speranza e che, evidentemente, non è mai stato apprezzato.
Il romanzo, a voler ben guardare, è la storia di questa famiglia di donne che cercano di risollevarsi come possono, una lavorando, l’altra sposandosi anche se incinta dello zio, e poi di tutte le donne che incrociano sul loro cammino, delle loro decine di figlie e nipoti femmine, di padri assenti o menefreghisti, di amori grandi ma silenziosi e timidi, di rivali in amore che poi diventano amiche, accomunate dal destino di essere state lasciate per l’eterna indecisione di un uomo che, a conti fatti, forse semplicemente non sa crescere. Il bello del libro è che comunque non sembra mai che ci siano troppi personaggi, anzi. Forse perchè alcuni sono solo brevi apparizioni (ma il lettore se li ricorda benissimo, quando ritornano), forse perchè vengono citati o comunque non hanno una parte importante nella storia come potrebbe avere Francesca, ma non ci si sente sopraffatti da questa quantità di personaggi: eppure, se ci pensate, il pensiero che ci siano cinquanta nipoti basta a farvi rimanere perplessi.
Il romanzo quindi è una sagra familiare e insieme una serie di ricordi, e volendo anche la rappresentazione dell’evoluzione dell’amore: da teneroo e adolescenziale per passare ad un adulto amore pieno di rabbia e di passione, per poi trovare una sorta di equilibrio, anche se precario, sul finire della vita. La storia di Francesca è la storia di tanti amori che forse non hanno resistito una vita intera e non hanno concepito così tanti figli, ma che comunque hanno vissuto il tradimento, la rabbia, la riappacificazione e la fine, insieme serena e straziante, che leggiamo nel libro.
Personalmente lo consiglio a tutti voi. E’ un libro abbastanza breve, che non usa un linguaggio complesso e che arriva dritto dove vuole arrivare. Ha rischiato di farmi perdere più di una volta la fermata del treno, tanto mi ha appassionato; forse sarà per la mia predilizione per questo tipo di libri, ma comunque significa che qualcosa di magnetico, nel romanzo, c’è. Provare per credere.


Commenta