Il mondo alla fine del mondo, Luis Sepúlveda

Immagine di Il mondo alla fine del mondo «Chiamatemi Ismaele… chiamatemi Ismaele…»

Inizia con le stesse parole di Moby Dick, questo sensibile romanzo di Luis Sepulveda, da anni militante in Greenpeace.
"Il mondo alla fine del mondo" è la punta più a sud dell’America meridionale, quell’insieme di fiordi, isole, blocchi di ghiaccio galleggiante, situati oltre l’impervio Stretto di Magellano.
E’ un luogo poco semplice, conosciuto soprattutto a causa della caccia alla balena; infatti, è proprio il desiderio di assistere a quest’attività a spingere il protagonista, poco più che ragazzo, a raggiungere il Cile.
Affascinato dal "Moby Dick" di Melville, riuscirà ad imbarcarsi su una baleniera e ad assistere a una vera caccia.
I balenieri sono uomini di mare, saggi, rispettano l’ambiente e sanno, ad esempio, che non si può cacciare una femmina, perché le femmine servono per mantenere la specie.
Diventato adulto, il protagonista (di cui non sappiamo il nome) è entrato a far parte di un’agenzia di stampa alternativa che si occupa di tutte quelle notizie "scomode", che si vorrebbero tener nascoste all’opinione pubblica.
Quando dal Cile, la loro corrispondente li avverte che la nave nipponica Nishin Maru ha conseguito gravi danni e la perdita di diciotto membri dell’equipaggio, l’uomo decide di far ritorno in Cile e vedere con i propri occhi la verità.
Qui incontrerà il capitano Jorse Nilsen, un uomo che ha vissuto praticamente tutta la sua vita in mare, che lo condurrà, ancora una volta, verso il mondo alla fine del mondo.
 
"Dopo un lungo e doloroso periodo di sofferenza, l’esilio, diventato una specie di borsa di studio, ci permise di capire che la lotta contro i nemici dell’umanità si combatte in tutto il mondo, che non richiede né eroi né messia, e che inizia dalla difesa del più fondamentale dei diritti. Il Diritto alla Vita."

Questo romanzo, assai breve e semplice nella sua struttura, è un bellissimo inno alla vita, e alla sua conservazione. E’ la guerra di David contro Golia. Delle piccole imbarcazioni sulle quali sventola l’arcobaleno contro i colossi delle multinazionali che hanno dimenticato, o non hanno mai voluto sapere, che una femmina non si caccia e il mare va rispettato.
E’ un atto di denuncia, questo libro, ma anche una storia, quella di un uomo che ritrova sé stesso, e una favola, quella della balena e del suo amico uomo.
Un libro scritto con un linguaggio semplice e immediato, che mette in luce, senza artifizi, la bellezza immortale del mare e delle sue creature.


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