Recensione: Middlesex, di Jeffrey Eugenides

La copertina di Middlesex di Jeffrey EugenidesMi sono avvicinata a Middlesex, dopo aver letto Le Vergini Suicide ed esserne rimasta piacevolmente colpita.
Datato 2002, è valso a Jeffrey Eugenides il Premio Pulitzer nel 2003.
Il libro, ambientato principalmente a Detroit, racconta la storia di Calliope Stephanides. E’ narrato in prima persona, ma si tratta di una prima persona un po’ particolare, quasi onnisciente. Calliope racconta di tutto e tutti. Il suo sguardo è quasi uno sguardo divino.
La narrazione si sposta lungo l’asse temporale in modo non lineare, spingendosi indietro nel tempo sino al 1922, anno della giovinezza della nonna di Calliope.
Ma cos’ha di particolare la storia di Calliope? Perché noi dovremmo essere interessati a leggerla?
E’ presto detto: Calliope è un ermafrodito e tutta la sua vita è stata influenzata da questa particolarità genetica.
Eugenides usa un tempo verbale ibrido, e passa alternativamente dal presente al passato, utilizzando il presente anche per descrivere azioni svoltasi in passato.
Gli argomenti della narrazione non seguono un filo cronologico, ma piuttosto sono legati l’uno all’altro per associazioni libere.
Per spiegarci le ragioni del suo “ermafroditismo”, Calliope parte dal principio, da quella scintilla che è alla base della sua nascita e della sua mutazione genetica, ovvero l’innamoramento incestuoso dei suoi nonni paterni.
A contornare le vicende personali della famiglia, ci sono le digressioni storico-culturali, importantissime per inquadrare il contesto in cui si svolgono le vicende.
Quindi, Middlesex non è solamente la storia di Calliope Stephanides, ma è anche una bellissima finestra aperta sulla Turchia prima e sull’America poi, a partire dagli anni venti.
Eugenides non ha bisogno di dire chiaro e tondo le cose. Lui è uno dei perfetti rappresentati del celebre ammonimento americano “Show, don’t tell”. Un esempio?
Dopo essersi sposati, Desdemona e Lefty – i nonni paterni di Calliope - emigrano negli Stati Uniti e vanno a vivere da una cugina. Passano i giorni, i mesi. Ci viene descritta la loro vita, i problemi, la difficoltà nel trovare il lavoro. Mentre avviene questa narrazione, Eugenides comincia a dirci che Desdemona sente gli odori in modo molto forte. Impazzisce per questi odori, non li sopporta. I più smaliziati arriveranno già a capire cosa significa questo incremento del “senso dell’olfatto”, gli altri avranno la necessità che Eugenides lo dica chiaro e tondo.
Rispetto a Le Vergini Suicide si denota una maggiore maturità e uno stile più consapevole. Già con il precedente romanzo, Eugenides ci aveva abituati a un punto di vista atipico e a uno stile non propriamente canonico. Ne Le Vergini Suicide era dato dagli a-capo che spezzavano le frasi, una sorta di punteggiatura nella punteggiatura. In Middlesex la forma dello scritto è canonica: parole, punteggiatura, a-capo, capoversi secondo le regole. A fare la differenza, è l’idea stessa del romanzo, il raccontare una storia – personale – prendendo come punto di riferimento il gene mutante e il “viaggio” che esso compie e inserirla all’interno di un contesto socio-culturale molto più ampio. Così, le “memorie” di Calliope diventano il pretesto per raccontare l’America: le industrie Ford e l’inserimento degli immigrati, il proibizionismo, le lotte razziali…
Personalmente, considero Middlesex superiore a Le Vergini Suicide, più impegnato e più consapevole. E lo considero un buon libro su tutta la linea: sia per quanto riguarda lo stile e le scelte narrative, sia per quanto riguarda la storia.

Giudizi
Trama:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Personaggi:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Stile:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Generale:Overall Rating: ★★★★★★★★☆☆

Info utili
Titolo e autore originale: Middlesex, Jeffrey Eugenides Titolo e traduttore italiano: Collana, editore e anno: Oscar Bestsellers, Mondadori, 2004 ISBN o ISSN: 9788804528968

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Link di approfondimento
La pagina dedicata a Jeffrey Eugenides sulla Wikipedia italiana e inglese
La pagina dedicata a Middlesex sulla Wikipedia italiana e inglese
La mappa letteraria di Jeffrey Eugenides su Gnod


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