Lettera a un bambino mai nato, di Oriana Fallaci

Immagine di Lettera a un bambino mai nato Cosa si agita in una donna quando scopre di essere incinta, ed è presa in mezzo tra la decisione di crescerlo, anche da sola, e quella di abortire, seguendo il consiglio di chi la giudica?
La lettera è breve. Circa 100 pagine, se non ricordo male, ma in queste pagine la Fallaci alterna l’amore per una vita che vorrebbe dare alla rabbia per quello che significa donare questa vita: rinunciare alla carriera, essere giudicata dal ginecologo, ricordare i momenti scuri dell’infanzia non troppo felice. Il bambino deve sapere tutto, prima di decidere se uscire o spegnersi lì dentro: come se la decisione dipendesse da lui.
Abbiamo di fronte una madre indecisa, ma non per questo fragile. E’ sola, perchè il padre del bambino all’inizio non ne vuole sapere, anzi: vuole che abortisca. Ma la madre ha deciso che nascerà: sapeva che il bambino c’era ancora prima di averne conferma. E attacca gigantografie delle immagini prenatali davanti al letto, e accetta di stare a letto quando il bambino rischia di andarsene, e si sente giudicata dal medico che quando sa che non è sposata la visita quasi con fastidio, con freddezza. Abbiamo di fronte una madre che sceglie di essere madre, e che vuole presentare a suo figlio tutto, tutta la realtà, anche quella più difficile, quella più cupa, perchè questo bambino non deve sentirsi la vita imposta. E’ una lettera toccante perchè già il titolo svela il finale, ma è comunque capace di dare tanto. Sapere che il bambino "non è mai nato" non cambia le emozioni che la Fallaci sa regalare quando spiega cosa avverte una donna incinta, le sue paure, la sua rabbia per quello che si può anche vedere come un essere che si deposita come un parassita, la sua tristezza, il suo sentirsi violata nell’intimità con il suo bambino dalla presenza del padre.
E’ un libro difficile, è un libro a tratti anche duro, ma è un libro sulla vita e sulla scelta responsabile di dare la vita. Di darla con amore, sapendo che ha i suoi alti e i suoi bassi, e che farà più piangere che ridere ma che per questo le risate saranno ancora più belle.
Il finale, personalmente, nella sua ambiguità mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Ma lo trovo…saggio. Una verità da ricordare.
Non sono una grande fan della Fallaci, anzi, il più delle volte non sopporto di leggerla. Ma questo vale la pena d’esser letto.


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