Il gioco dell’angelo, di Carlos Ruiz Zafon

A David, un giorno – o per meglio dire una notte – viene proposto di scrivere un racconto, per riempire una pagina di giornale per cui l’articolo è saltato. David da tempo prova a scrivere romanzi gialli, ha sempre amato la lettura e la scrittura e coglie l’occasione al volo: lavora tenacemente per le sei ore che ha a disposizione prima della stampa, consegna il testo al suo capo con un certo timore, e ottiene la pubblicazione dell’articolo, il denaro che gli era stato promesso, e l’incarico di scriverne altri. Da qui inizia la sua fortuna, perchè i suoi racconti hanno molto successo, e la sua sfortuna, perchè i colleghi invidiosi che gli tolgono il saluto sono solo un’avvisaglia della solitudine in cui piomberà David. E questo successo è solo il punto di partenza di una storia in cui si alternano l’amore, il bisogno di compagnia, la follia e una sorta di magia che pervade la città di Barcellona e la vita di David, e insieme l’intera vicenda che per il lettore è credibilissima ma per i personaggi no.
Il romanzo è molto lungo e devo dire che la serie di avvenimenti misteriosi (la parte più “gialla” del racconto, se così si può dire) inizia molto avanti. Ma non per questo il libro è pesante, anzi: è molto interessante sia vedere lo sviluppo della storia di David, sia il suo rapporto con i libri, che siano scritti o letti da lui, con la figura di Sempere, un libraio buono che gli prestava i libri, quando era piccolo, e che gli è rimasto profondamente amico negli anni, con il personaggio di Cristina, la donna che David ama e che non potrà mai avere davvero, con Isabella, un’adolescente che vuole aiutarlo e che lo ammira infinitamente, tanto da incaponirsi a fargli da assistente, e infine con Pedro Vidal, l’uomo che lo ha aiutato da bambino quando David ha perso il padre e che continua a essere per lui un benefattore, un amico e una guida, nonostante a volte lo ferisca a morte. Inoltre c’è il lato magico della storia: Barcellona descritta come una città cupa e misteriosa, a volte anche con l’aiuto di descrizioni di temporali che ho trovato bellissime, e con un accenno sempre al sangue, al mistero, al lato oscuro della vita intera e della vita di David in particolare. E poi il Cimitero dei Libri Dimenticati, un posto affascinante e intrigante, che quasi rimpiangi che non esista davvero. Il gioco dell’angelo mescola un po’ il fascino di tutto ciò che è magico e misterioso, e un po’ l’introspezione psicologica di un personaggio che vive una vita difficile, solitaria, in cui ci sono più dolori che gioie, e la cosa interessante è che la affronta dal punto di vista di chi scrive: David scrittore alle prese con le scadenze, le frustrazioni dello scrivere per soldi cose che non gli appartengono davvero, la tristezza di impegnare tempo della sua vita (quando più crede che sia proprio il tempo a mancargli) in un romanzo che gli editori faranno in modo di affossare, e la relazione con chi lo ammira e che lui sente di non ripagare mai davvero. Il finale è adattissimo al resto del romanzo: una mescolanza di malinconia, incertezza e lieto fine che non ti fa storcere il naso ma non ti lascia nemmeno troppo amaro in bocca. Anche se continui a chiederti cosa è stato davvero reale e che cosa un sogno folle. Chi aveva ragione, tra i personaggi, su cosa è successo davvero. Un mistero che rimane irrisolvibile e che si fatica a risolvere da soli.
Affascinante il personaggio di Andreas Corelli, grande ammiratore di David e così misterioso che non sai come definirlo. Corelli è crudele, a tratti, ma alla fine mostra un lato di sè che non ti aspetteresti. Credo che sia il personaggio in cui più si concentra la magia dell’intera storia, e devo dire che la incarna alla perfezione. Interessanti anche il personaggio di Cristina, anche se appare in pochi scorci del romanzo e rimane anche lei poco leggibile nei sentimenti e nelle motivazioni che la spingono a fare ciò che fa, e di Isabella, cocciuta come sanno essere solo gli adolescenti, che vuole guadagnarsi a tutti i costi la stima di David e alla fine se ne guadagna l’affetto.
Un’ottima lettura, se non vi fate spaventare dalla mole del romanzo. Se poi vi affascinano i gialli, i misteri, le atmosfere magiche e un po’ gotiche, trovate pane per i vostri denti. E se vi affascina il lavoro di chi scrive e l’amore per la lettura raccontato nei libri non potete perdervi questo romanzo.


1 comment for “Il gioco dell’angelo, di Carlos Ruiz Zafon

  1. 23 febbraio 2009 at 12:59

    Splendida recensione, ottima analisi dei personaggi^^.

    Ho adorato questo libro, ammiro Zafon e le sue capacità: grazie.

    Kiss^*^

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