Il fantasma esce di scena, di Philip Roth

Immagine di Il fantasma esce di scena Pensavo a una frase con cui è possibile riassumere questo libro, e ho trovato: è ciò che ti capita quando la vita ti travolge, che tu lo voglia o no.
Abbiamo di fronte Zuckerman, che torna a New York dopo un esilio volontario di anni. Colpito da un cancro alla prostata, operato, reso impotente e incontinente, il nostro protagonista è "fuggito" dalla città per rifugiarsi in un posto isolato, dove può lavorare indisturbato e affrontare i problemi dell’incontinenza senza sentirsi in imbarazzo per la presenza di altre persone. Ma poi torna in città e la città lo risucchia nel suo vortice, uscirne è difficile, non sentire il richiamo della vita come ha fatto per anni è anche più difficile. Il ritorno del passato, con i suoi fantasmi, e insieme l’ebbrezza di un desiderio che non potrà mai essere soddisfatto popolano la mente del protagonista e le pagine del libro, fino alla chiusa un po’ enigmatica.
sono tre gli incontri che segnano questo romanzo: quello del protagonista con una giovane coppia, con cui vorrebbe scambiare la casa; quello di un giovane biografo, pronto a tutto per scrivere la biografia di uno scrittore che anche Zuckerman ammira molto, e di cui pare esista un segreto mai svelato; ed infine la compagna di questo scrittore, affetta da un tumore al cervello che ne determina i comportamenti, anche e soprattutto i più inspiegabili e bizzarri. Queste storie si intrecciano, unite da un sottile filo invisibile che il protagonista riporta sulla carta, tenute insieme dalla prorompente forza vitale ed erotica che Zuckerman non può più ignorare. Nonostante gli anni, nonostante la menomazione fisica, in lui tutto è ancora vivo, nonostante il silenzio a cui si è costretto; e questo riemergere è, secondo me, rappresentato benissimo dalla prosa che a volte sembra quasi passare di palo in frasca, ma segue un preciso ordine di pensieri, riportato così come viene in mente al protagonista, tra vuoti di memoria e appuntamenti dimenticati, e ricordi che riafforano dal passato. A volte è difficile seguire il flusso della narrazione; mi è capitato di dover tornare indietro per capire come mai si era arrivati a quel punto. Ma in realtà c’è una certa fluidità degli eventi e del modo di raccontare che si può cogliere benissimo con un po’ di concentrazione (che la stazione affollata sicuramente non mi ha dato).
Un libro particolare, insomma, ma davvero coivolgente, ben scritto, e soprattutto vitale. Credo sia proprio questa rappresentazione della vitalità uno dei maggiori pregi del libro: qualcosa di inarrestabile, che non si può ignorare, e da cui, a volte, non si riesce a sfuggire.


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