Recensione: Diario semiserio di una redattrice a progetto, di Sara Lorenzini

ATTENZIONE! La recensione seguente contiene critiche e spoiler. Se non accettate le prime e detestate i secondi, forse è meglio se non continuate a leggere.

Recensire un libro brutto sembra, a prima vista, più facile. In realtà, parlare di un libro brutto costringe un recensore a dover motivare le sue critiche con esempi concreti, copiando le righe incriminate o facendo lunghe premesse per supportare le sue tesi. Inoltre il sadico piacere di dire a qualcuno “il tuo libro è orrendo” è largamente sopravvalutato.

Questo è un libro brutto. Vado ora a spiegare perché.

La trama. Emma, onde mantenere il posto di lavoro, deve trovare una storia bomba per un programma televisivo pietista, il tutto mentre la sua vita personale va a rotoli. Se state pensando che la soluzione più semplice per Emma sia quella di portare in televisione la sua storia a 10 pagine dal finale, sappiate che ci avete preso in pieno. Quasi. Le pagine che ci separano dal finale dopo la sconcertante rivelazione sono infatti 50, nelle quali la protagonista ci racconta le 270 pagine precedenti.

Facebook. Parlare di facebook in un libro ggggiovane è tanto bello. Qui la protagonista ci aggiorna sui suoi cambi di status senza alcun motivo logico. Così, giusto per farci vedere che lei è ggggiovane. Non fosse abbastanza, ad un certo punto una sua collega le inoltra un test e la Lorenzini pensa sia una buona idea trascrivere il test e le sue esilaranti domande.

Lo stile. La protagonista si sveglia una mattina in una stanza non sua, di una casa non sua, e si guarda intorno. Pagina 40. “Ho guardato il soffitto, la finestra con le tende tirate e la sua stanza sconosciuta. Sul comodino due, tre libri, un iPod e qualche cd. Sulla parete di fronte la locandina di 2001 Odissea nello spazio”. Se posso stilisticamente soprassedere sulla descrizione misera della stanza in questione che, nel migliore dei casi, mi fa pensare ad un ambiente spoglio, impersonale, trovo impossibile non notare la stonatura provocata dall’alone sfocato che c’è sul comodino. “due, tre libri”? La protagonista ha presumibilmente la testa a non più di 10 centimetri da loro e non sa se sono due o tre? Ma dai! Passi per i cd che sono alcuni e magari a colpo d’occhio non si vede se sono 7 o 8, ma restare sul vago anche su due, tre libri che ci sono sul comodino mi sembra proprio inaccettabile. E non ne faccio una questione letteraria, eh! E’ che proprio mi impedisce di immaginare il comodino.

Lo stile (parte II). Le cose si mostrano  e non si raccontano. Faccio un esempio inventato, per amor di chiarezza. “Mario, che legge tanti gialli, si girò verso di me con aria interrogativa” è molto più debole di “Mario, posando una copia usurata di Dieci piccoli indiani, si girò verso di me con aria interrogativa”. Questo all’autrice non è chiaro e di cose dette e non mostrate è pieno il libro in modo fastidioso. Pagina 50. “[…] Michela ha già capito. E quando la freghi, con tutte quelle storie di gialli all’attivo.” Non ho segnato la pagina, ma anche il passaggio nel quale la protagonista ci spiega che non sa parcheggiare è memorabile.

La protagonista. Emma è una versione leggermente più sveglia di Rebecca Bloomwood, la protagonista di I love shopping. Ha un lavoro, delle amiche, un amante, un fidanzato, una madre relativamente normale, una casa tutta sua. Quali sono i problemi della nostra eroina allora? Il fidanzato si droga. Anche se a prima vista questo può sembrare un problema reale, il suddetto fidanzato si droga all’insaputa di lei e senza reali conseguenze nella loro quotidianità. Il problema di Emma è che glie lo ha tenuto nascosto.Il lavoro è precario, ma lei se ne disinteressa per circa 250 pagine, quando se ne ricorda solo per poter arrivare al finale. Ehm… fine. Tutte le 300 pagine si reggono su questi due problemi e il primo compare solo a metà romanzo.

Posso continuare, con esempi più o meno specifici ed errori più o meno gravi. Nel complesso la cosa che da più fastidio è forse il tentativo di dare a questo libro una dignità socio-generazionale, quando è chick -lit. Basta saperlo prima. Piacerà a chi cerca I love Shopping, non piacerà a chi cerca Il mondo deve sapere.

Pagina alla quale l’avrei abbandonato non avessi dovuto scrivere la recensione: 60.

Giudizi
Trama:Rating: ★★★☆☆☆☆☆☆☆
Personaggi:Rating: ★★★★☆☆☆☆☆☆
Stile:Rating: ★★★★★☆☆☆☆☆
Generale:Overall Rating: ★★★★☆☆☆☆☆☆

Info utili
Titolo e autore originale: Diario semiserio di una redattrice a progetto, Sara Lorenzini Collana, editore e anno: Omnibus italiani, Mondadori, 2009 ISBN o ISSN: 9788804594406

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