La danza della memoria, di Elie Wiesel

La danza della memoria è un libro difficile da commentare, per me, come lo sono tutti quelli che, in un modo o nell’altro, riguardano l’Olocausto. La particolarità, se vogliamo, di questo romanzo rispetto ad altri non è tanto la testimonianza della Shoah, quanto piuttosto il fatto che il protagonista, Doriel Waldman, riviva alcuni ricordi legati in maniera più o meno esplicita alla tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale molti anni dopo, durante una serie di sedute di psicanalisi con Thérèse Goldschmidt, anch’essa legata all’Olocausto da un filo più o meno spesso. Ciò che ho trovato più interessante infatti è stata l’analisi, intensissima e commovente, di ciò che è stato dopo, a livello politico, storico e soprattutto personale di Doriel in prima battuta e della sua psicanalista poi. Ho trovato molto toccante l’approccio estremamente pessimista di Doriel alla psicanalisi, e il suo progressivo “rilassarsi” e raccontare non tanto per una ritrovata fiducia nell’abilità della sua terapeuta e della disciplina che pratica, quanto per un bisogno interiore che non è più possibile sopprimere. Attraverso queste sedute leggiamo del rapporto di Doriel con la madre, che scelse la resistenza anche a costo di abbandonare la sua famiglia, e veniamo a contatto con i ricordi che avrebbe voluto invece dimenticare; attraverso queste sedute leggiamo non solo della storia personale di Doriel, ebreo emigrato e distrutto dentro, ma anche della storia del popolo ebraico, e della guerra, e dei problemi che ancora oggi pesano sullo stato di Israele.
Un libro estremamente intenso, estremamente interessante, forse non imperdibile ma che permette di guardare alla storia (privata e non) con un occhio diverso. Non si legge, in questo romanzo, di ciò che si viveva nei campi di sterminio; si legge della tragedia tutta interiore di un uomo in lotta con i propri ricordi, che non è possibile allargare a tutti gli altri ebrei nella stessa situazione, ma che permette di capire che un briciolo di olocausto, per tutti, è venuto anche dopo, in un modo o nell’altro. Consigliatissimo.


Commenta