La dama e l’unicorno, di Tracy Chevalier

Immagine di La dama e l'unicorno Incuriosita dalle buone recensioni che avevo letto su questa autrice, soprattutto su La ragazza con l’orecchino di perla, ho deciso di provare a leggere qualcosa di suo. Il bookcrossing mi è venuto in aiuto, e ho iniziato a conoscerla con La dama e l’unicorno, un libro che ho apprezzato davvero tanto (l’ho finito in un solo giorno).
Il romanzo ruota attorno ad un ciclo di arazzi realmente esistente, che si chiama appunto "La dama e l’unicorno". Si tratta di ben 6 arazzi tessuti nelle Fiandre alla fine del ‘400, commissionati dal nobile Jean Le Viste. Potete vedere le immagini di tutti gli arazzi nella pagina di Wikipedia a loro dedicata.
L’autrice rimane abbastanza fedele alla storia degli arazzi, anche se se ne sa molto poco. Commissionati a Nicolas des Innocents, dotato di talento ma anche inguaribile donnaiolo, gli arazzi rappresenterebbero dapprima il tentativo di seduzione di Nicolas ai danni della giovane figlia di Jean Le Viste, Claude, e poi invece subirebbero una piccola trasformazione per far posto, sulla scena, alla figlia del tessitore che quasi andrà in rovina per realizzare gli arazzi nel tempo richiesto. Quasi tutti i personaggi prendono la parola: i capitoli sono sempre raccontati in prima persona, dal punto di vista di uno dei personaggi, e questo permette anche di entrare nella testa di ciascuno, di carpirne i pensieri e i sentimenti, di sentirsi più vicino anche a quelli più rigidi, più soli, come la madre di Claude. Questa tecnica avrà sicuramente i suoi svantaggi, ma avvicina il lettore al personaggio. Personalmente, ho amato molto la figlia del tessitore, fragile, con le sue paure, ma con un grandissimo coraggio dentro.
Lo stile è molto semplice e diretto, e non risulta pesante. Come vi dicevo, ho letto il libro in un pomeriggio. La trama se vogliamo è un po’ scontata: quando il giovane artista cerca di sedurre una giovane nobile la cui verginità è tutto per la famiglia, la famiglia corre ai ripari spedendolo nelle Fiandre a supervisionare la tessitura degli arazzi. Qui si avverte un maggiore calore, una coesione familiare e lavorativa in cui tutti collaborano, tutti fanno quelle che serve, anche di notte. E si scoprono anche tutte quelle piccole cose di convenienza che non si immaginerebbe: il matrimonio della giovane figlia con un venditore di lana colorata, che però le ripugna, e tutto quello che da questo matrimonio si ricaverebbe. Non vi dico se e come verrà evitato, è una scena dolcissima e bellissima che va letta.
La trama è scontata, sì, ma non è questo che affascina. Come tutte le opere d’arte, anche gli arazzi de "La dama e l’unicorno" hanno avuto una storia, delle vite spese nella loro realizzazione, e una gloria che perdura ancora oggi quando ci si ferma ad ammirare questi arazzi un po’ emblematici, un po’ misteriosi, di cui si sa poco e nulla, se non che rappresentano i cinque sensi. E’ la storia dietro gli arazzi che affascina, del perchè siano stati realizzati, ed è bello anche vedere come l’autrice li abbia interpretati e cosa ne abbia tratto.
Forse non sarà un grande libro, ma è comunque piacevole, ha il suo fascino, una certa sensualità delle vicende, e una certa capacità di incantare fino a che lo si è finito. Quando l’ho chiuso, avrei voluto ricominciarlo.


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