La casa del sonno, di Jonathan Coe

Immagine di La casa del sonnoAllucinogeno: basta un aggettivo per descrivere questo romanzo ben strutturato. Al centro del romanzo vi è una casa, prima residenza per studenti in seguito trasformata in centro di studi per il sonno. I capitoli seguono questo andamento rigoroso: quelli dispari trattano delle vicende del 1983-84, cioè della vita degli studenti ad Ashdown, quelli pari delle vicende recenti e quindi dell’evoluzione di quegli stessi studenti, che sembrano aver perso la propria innocenza. Solo nel finale questi due "momenti" vengono ricomposti in unità. Ciò che unisce i personaggi del libro è la loro vita in comune da studenti, ma soprattutto il rapporto con il sonno: da Terry che dorme 14 ore al giorno alla ricerca del sogno perfetto e sublime, a Sarah, che non distingue tra sogno e realtà. E’ la figura di Sarah quella centrale nel romanzo, una ragazza (e poi donna) molto particolare, che nella vita vive esperienze amorose sia etero che omosessuali, dal carattere sognante. Proprio la contrapposizione tra il materialismo di alcuni dei protagonisti e la voglia di combattere, di sognare, di altri è uno dei temi principali del romanzo. Sogni che però hanno spesso una carica distruttiva, disgregatrice, diventano ossessioni e la loro voglia di sfidare l’ordine precostituito diventa una minaccia che rischia di sconvolgere il delicato equilibrio su cui la vita umana poggia. Una delle frasi-chiave del romanzo, che svela un po’ i suoi elementi costitutivi, è "nessuno dice bugie nel sonno": già, chi è capace di mentire mentre è incosciente? Comunque, all’interno di questo romanzo si fondono poi ricerca di se stessi, amore etero e lesbico (come ho già detto), voglia di volare lontano e di sognare.
Due sono le cose che mi hanno colpito maggiormente: il fatto che le digressioni scientifiche sul sonno e le malattie ad esso legate, propedeutiche per la comprensione delle vicende, non risultano affatto noiose, e la scrittura che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina, anche grazie ad un procedimento che potrei definire "metaromanzesco": il riferimento, all’interno della narrazione, ad un libro omonimo che costituisce un punto fondamentale nella storia d’amore di Veronica, e ad un film perduto e maledetto che Terry cerca disperatamente di recuperare.
Consigliato a tutti, possibilmente però leggetelo alla luce del giorno, ci sarà tempo per le riletture notturne!!!


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