L’adultera, di Giuseppe Conte

Immagine di L'adultera Protagonista di questo romanzo di Giuseppe Conte è l’adultera che Gesù Cristo salvò dalla lapidazione, con la celebre frase "chi è senza peccato, scagli la prima pietra". Il romanzo ripercorre la vita intera di questa donna, dall’infanzia fino alla vecchiaia in cui, nella Roma incendiata da Nerone, si trova a mettere per iscritto nelle sue memorie la sua vita di amori e sofferenze, segnata da quell’incontro con il Maestro che la salvò dalla morte.
Devo dire che il romanzo mi ha lasciata un po’ spiazzata; ho trovato bellissime le descrizioni delle terre in cui la protagonista si trova a vivere, ma i dialoghi mi sono sembrati eccessivamente finti e costruiti, poco realistici. Inoltre, non mi è piaciuta granchè l’indagine psicologica sul personaggio: ci sono riflessioni interessanti, ma non spicca il volo, è come se mancasse quel qualcosa che renderebbe il tutto completo.
Come dicevo, il romanzo consta essenzialmente delle memorie di questa donna, contornate da una brevissima cornice che colloca il racconto nella Roma di Nerone. L’adultera è arrivata a Roma come schiava, e racconta al suo padrone del suo incontro con il Maestro, di come abbia in parte segnato la sua vita. Ripercorriamo insieme a lei l’infanzia di bambina innamorata del mare, il suo matrimonio, e l’indagine psicologica verte soprattutto su come la donna affronti il matrimonio con un marito molto più vecchio, e come invece viva l’amore anche fisico con un altro uomo, amore che la porterà poi a un passo dalla morte per lapidazione. Credo sia questa la parte più interessante: per come la donna concepisce l’amore per il suo amante, per come lo vive serenamente, non come una colpa, per come la colpa subentri solo poi, quando ha rischiato la morte, quando è stata salvata, quando viene a conoscenza della sorte del suo amante. L’incontro con il Maestro, come figura enigmatica, di passaggio ma che lascia segni profondi, è un punto cardine nella vita della donna, il punto in cui lei prende la serie di decisioni che la porteranno a lasciare Gerusalemme e a giungere a Roma.
La parte successiva secondo me perde di smalto. Non c’è un reale approfondimento della donna, e a volte sembra un po’ un inutile piangersi addosso. In alcuni casi, non si riesce a provare simpatia per la donna, soprattutto alla fine, nè a condividerne il dolore. Devo dire però che, se anche la prima parte mi è piaciuta di più, non c’è stato un momento in cui mi sono sentita vicina alla protagonista, non ho sentito che la narrazione mi coinvolgeva emotivamente; e ho anzi provato fastidio di fronte a dialoghi che mi sono parsi troppo costruiti.
Il finale poi è stato un po’ troppo sbrigativo; bellissima l’idea della donna che scrive sulla sabbia all’inizio, cosa di cui si scoprirà il motivo solo alla fine, ma il resto sembra quasi inconcludente.
Insomma, sono divisa a metà. Da una parte, mi è piaciuto molto il ritratto di questa donna sensuale, piena d’amore e che trabocca gioia di vivere. Dall’altro ho trovato poco spessore nel personaggio, una sofferenza che a volte è diventata un piangersi addosso, e in definitiva una scarsa analisi psicologica. Inoltre, mi è sembrato che ci fosse, nel romanzo, un giudizio dell’autore sulla donna (soprattutto per le vicende che poi racconta).
In conclusione, scritto bene, ma non lo consiglierei.


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