Artemis Fowl, di Eoin Colfer

Immagine di Artemis Fowl Il libro di Eoin Colfer è stato definito, in varie occasioni, come l’anti-Harry Potter. Benché possa sembrare una trovata pubblicitaria, c’è sicuramente qualcosa di vero in questo: rispetto al coetaneo inglese l’irlandese Fowl ha molti punti in comune, sia per età, sia per spirito di iniziativa, sia per una situazione familiare non proprio tranquilla. Ma numerose sono anche le differenze. Artemis è più intelligente, più spigliato e decisamente meno corretto del giovane mago che impazza nelle classifiche letterarie di tutto il mondo.
Rampollo di una famiglia facoltosa, il giovane Fowl ha deciso di rimpinguare in modo del tutto particolare la cassaforte della sua casa: usando il tesoro degli elfi. Solo che per farlo non partirà in una dura ricerca come un eroe che si rispetti ma ricatterà gli elfi stessi, con effetti imprevisti da parte di quello che sembrava un innocuo popolo leggendario.
Eoin Colfer scrive per i figli dell’età moderna, e si vede. Artemis Fowl sembra uno dei tanti ragazzini che preferiscono la tecnologia alla vita sociale, che passa ore ed ore nel chiuso della sua camera su uno schermo del computer, che cresce in fretta e ragiona come un adulto, per quanto non lo sia, per far fronte a genitori spesso assenti e presi dalle loro nevrosi. E che dire degli elfi, degli gnomi e delle tante creature magiche? Dimenticate le fiabe tradizionali, superate le cupe leggende nordiche, il Popolo ha ben poco di fantastico e molto più di pragmatico. Anche loro sono invasi dalle macchine. Eoin Colfer si è divertito molto a raffigurarli con tutte le fisime, gli stereotipi, le macchiette del nostro mondo. Il libro si legge volentieri, i personaggi sono spigliati e variegati e non manca un sano umorismo che stempera la situazione. Tuttavia forse l’aspetto più interessante è come questo libro, e i successivi basati sullo stesso cast, sia uno specchio dei tempi dove la tecnologia invade ogni settore e sembra non esserci più spazio per il sovrannaturale e la fantasia. Si sente un po’ la mancanza del Nibelungenlied e dei fratelli Grimm, vero?


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