Armand Il Vampiro, di Anne Rice

More about Armand il vampiro Ci ho messo anni a disintossicarmi da quella schifezza tediosissima di Memnoch il Diavolo: mi aveva delusa così tanto che avevo deciso di non leggere mai più un libro della Rice.
Poi per fortuna ho superato il blocco e con un po’ di timore ho pensato di concederle un’altra possibilità.
Tutta la prima parte di questo libro è ambientata a Venezia, dove Marius ospita, cresce ed educa alle arti alcuni fanciulli rimasti orfani. Nel palazzo nessuno sospetta della sua natura vampiresca e i giovani coltivano l’amore per la pittura, la musica e la poesia in completa tranquillità. Il Maestro si affeziona particolarmente ad uno dei ragazzi, Amadeo, e tra i due si instaura fin dal principio un rapporto molto profondo che culmina con la trasformazione del suo amato in un vampiro.
Lo scenario della vecchia Venezia, il breve viaggio in Russia e il tipo di vita condotta da Amadeo/Armand ricordano moltissimo i tempi gloriosi della nostra Anne. Quella donna ha il dono di riuscire a rendere gotico e drammatico qualsiasi luogo da lei descritto. Mi sono immersa completamente in ogni epoca e la suggestività non viene mai a mancare.
Solo una nota negativa: diversamente dal solito, la Rice è stata un pochino più esplicita riguardo i gusti sessuali delle sue creature… secondo me poteva evitare alcuni paragrafi un po’ troppo particolareggiati. Per fortuna non sono tanti e non appesantiscono la storia.
La parte centrale del libro racconta la tragica fine della vita veneziana e l’inizio del capitolo buio dell’esistenza di Armand, con i Figli delle Tenebre. L’incontro con Lestat, la nascita del Teatro dei Vampiri e l’amicizia con Louis vengono solo accennati, visto che sono già narrati nei primi due libri delle Cronache.
L’ultima sezione è quella meno entusiasmante perchè si ricongiunge alle tanto odiate vicende di Memnoch il Diavolo. Armand racconta i motivi che l’hanno spinto a compiere quel folle gesto e di come sia riuscito a cavarsela grazie all’aiuto di due mortali, Benji e Sybelle. Come avevo trovato patetiche Dora e Gretchen, lo stesso vale per questi due personaggi umani. Il loro ruolo nella storia è fondamentale ma non mi è piaciuto per niente come è stato gestito dalla Rice. Evidentemente si è fissata un po’ troppo con il misticismo religioso: le piace far diventare invasati e fanatici tutti i mortali che incrociano la loro esistenza con quella dei Figli dei Millenni.
Ma vabè, non pretendo di certo la perfezione… che saranno mai un paio di piccoli difetti in più di 400 pagine?
A conti fatti, credo di aver fatto benissimo a riprendere in mano questa saga. Il libro è stato stupendo!!


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