Quel che rimane, di Patricia Cornwell

quelcherimane Quel che rimane è il primo romanzo che mi sono decisa a leggere della Cornwell; e devo dire di essere rimasta un pochino delusa, non tanto dallo stile dell’autrice, che mi è piaciuto, quanto piuttosto dalla trama, che si è avviata “col botto” come si suol dire, per poi ingarbugliarsi nel mezzo e districarsi infine in una maniera un po’ troppo… frettolosa? Non è la parola giusta, ma è l’unica che mi viene in mente.
La vicenda ruota intorno alle indagini che Kay Scarpetta si trova a dover svolgere quando la figlia di un’importante donna implicata in politica scompare insieme al fidanzato e viene ritrovata cadavere. Ci sono però numerose somiglianze con altri delitti simili commessi ai danni di coppie di fidanzati, e da qui partono le indagini. Ci sono numerose piste, numerosi indizi, e qualche intrigo che nei gialli non fa mai male; il problema, però, secondo me sta nel finale, quando il colpevole si rivela una persona a cui il lettore non avrebbe mai pensato (anche perchè non è che l’autrice dia molti indizi in questa direzione…). C’è da dire che comunque l’intreccio sarebbe ottimo se non fosse per il finale: ci sono così tante piste presentate come possibili, e così tanti indizi che fanno propendere per l’uno o per l’altro, che il lettore si può appassionare alla ricerca di questo personaggio sfuggente, e in effetti in certi punti si va avanti proprio per vedere chi è stato. Ma quando lo si scopre si rimane un po’ con l’amaro in bocca: non direi che il finale è scontato, è che secondo me viene gestito male, nel senso che dovrebbe essere introdotto meglio nelle pagine precedenti. In un buon giallo, secondo me, il lettore può essere ingannato e inviduare un colpevole che in realtà non lo è; però quando scopre di essersi sbagliato deve poter tornare indietro e trovare nel testo gli indizi, anche i più nascosti, che portano in quella direzione. Così invece sembra che l’autrice si fosse stancata di tirarla per le lunghe e abbia deciso per quel finale senza averlo davvero giustificato. Un finale un po’ di comodo, diciamo così.
Devo dire che comunque lo stile mi è piaciuto molto e mi ha appassionata; sicuramente più del romanzo di Kathy Reichs, di cui invece mi infastidiva l’attenzione anche al dettaglio più inutile (non ho bisogno di sapere che la protagonista sente il messaggio in segreteria e lo segna, insomma). Purtroppo però ho trovato che la trama andasse calando e questo influenza un po’ in negativo la mia opinione del libro. Tutto sommato, però, finale  aparte, la storia è avvincente, l’autrice mi piace, e non me la sento del tutto di sconsigliarlo, anzi.


Commenta