Nei boschi eterni, di Fred Vargas

Immagine di Nei boschi eterni"Nei boschi eterni" è il quinto romanzo di Fred Vergas, avente per protagonista il commissario Adamsberg e i suoi uomini del dipartimento anticrimine del commissariato di Parigi.
Parto dicendo che io ho  preso il libro attirata dal titolo e dall’immagine in copertina e m’ha fregato!!! Eh, sì… è proprio il caso di dirlo. E io che credevo di avere tra le mani un fantasy poliziesco… Non si fa così. Non si trae in inganno il lettore, mettendo anche un primo capitolo dove si parla del fantasma di una suora sanguinaria, uccisa intorno al XVIII secolo.
Però, devo ammettere che l’incomprensione ha giocato a mio favore, e mi sono ritrovata a leggere un libro veramente ben scritto e avvincente. Quindi, nonostante tutto, lo consiglio caldamente a tutti quelli che cercano un po’ di evasione o amano i polizieschi.
Ad essere sincera, io non leggo molti polizieschi, anzi non li leggo proprio. L’unico che mi ricordo di aver letto è stato “Il Silenzio degli Innocenti”, quindi, vista la mia ignoranza in tema poliziesco prendete questa recensione un po’ con le pinze. 
I personaggi sono ben costruiti. Vergas delinea i personaggi non in modo approfondito ma conferendo loro un paio di caratteri che li differenziano dagli altri. Ad esempio, Adamsberg è il poliziotto che sembra imbranato, un po’ tra le nuvole, dai metodi poco ortodossi, ma che alla fine risolve tutti i casi; Retancourt è una poliziotta che non è solo super di stazza, ma anche per altro, una specie di wonder woman – non vi anticipo nulla, ma a un certo punto della storia dimostrerà a tutti di non essere propriamente un essere umano convenzionale -; Veyrenc è il nuovo arrivato, ha i capelli di un colore stranissimo – il motivo verrà spiegato nel corso del romanzo – e parla con uno stile epico… e via dicendo…
La storia non sto a raccontarvela troppo perché nei polizieschi le storie vanno lette, altrimenti non è tanto bello.
Vi basta sapere che il tutto parte da due morti sospette: due ragazzi poco raccomandabili trovati morti in un quartiere di Parigi, hanno segni di punture sul braccio, ma nessuna sostanza in circolo. L’antidroga li vuole, ma Adamsberg temporeggia. Crede nell’omicidio e comincia ad indagare. C’è un medico legale, una sua ex amica-nemica, che lo aiuta nelle indagini. C’è la presenza dell’infermiera assassina arrestata precedentemente da Adamsberg che è riuscita a fuggire dal manicomio ed ora si aggira non si sa dove – deduco che ne parlino in qualche libro precedente -. C’è un cervo morto al quale viene tolto il cuore, ma vengono lasciate le corna. C’è gente che va a riesumare i cadaveri, ma non porta via nulla. E c’è un libro molto vecchio, risalente al medioevo, che la chiesa ha bandito. E poi, basta… ho dato abbastanza elementi.
La storia scorre che è una meraviglia grazie anche allo stile ironico di Vergas, e a una massiccia presenza di dialoghi ben congeniati.
Se cercate però un poliziesco molto "pulp" e cruento la Vergas non fa per voi. E’ molto, come dire, "delicata" e non esagera mai troppo con il sangue, e la cruenza delle descrizioni.
Una critica, però, la faccio alla Vergas… Scrittura troppo ricca di figure retoriche. Una va bene, due ci possono stare, ma quando cominciano a riempire la pagina, secondo me stonano. Sarà che io sono un’estimatrice della scrittura pulita, un po’ alla Hemingway e con le metafore, paragoni, figure retoriche in genere, ci vado con i piedi di piombo.

Notizie sull’autrice

Fred Vergas è lo pseudonimo adottato in omaggio alla sorella gemella Jo, pittrice che nelle opere si firma appunto Vergas.
E’ ricercatrice di archeozoologia presso il CNRS (Centro nazionale francese per la ricerca scientifica), specializzata in medievalistica.
Ha lavorato per cinque anni  sui meccanismi di trasmissione della peste degli animali all’uomo. Scrive i suoi romanzi in venuto giorni, durante il periodo di vacanza. Poi rivede il testo per tre o quattro mesi insieme alla sorella come editor.
Scrive dal 1985 e dal 1992 pubblica quasi un libro all’anno. E’ tradotta in 22 lingue. E’ considerata l’anti-Patricia Cornwell. Ha dichiarato: “Il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice”.


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