La Saga di Earthsea – Ursula K. Le Guin

Immagine di

Premessa: L’edizione a cui si riferisce questa recensione, e che è poi quella da me letta, raccoglie i primi tre romanzi dedicati alle avventure nel mondo di Earthsea  ed è a cura dell’Editrice Nord.

I tre romanzi che compongono il ciclo di storie sulla figura di Ged, mago dell’universo di Earthsea (o Terramare), costituiscono un’interessante triade che delinea l’intera vita di questo affascinante personaggio focalizzandosi sui momenti più importanti della stessa.
Il primo libro, Il Mago di Earthsea, racconta della giovinezza, delle prime esperienze di Ged, che da pastore nella sua isola natale viene notato per i suoi poteri e indirizzato a Roke, dove imparerà e affinerà le arti magiche. Racconta del bisogno di conoscenza del giovane, della sua sconsideratezza e della sua arroganza, di come infine venga condotto a intraprendere un viaggio che è una caccia a doppio senso, essendo lui nello stesso momento cacciatore e preda. Racconta del male e di come straordinariamente si nasconda nel posto più impensato eppure più ovvio di noi.
E’ a tutti gli effetti un romanzo di formazione: Ged acquisisce nel corso delle vicende una nuova lucidità e matura sotto ogni aspetto, sia come mago che come uomo.
Il secondo libro, Le Tombe di Atuan, viene narrato da un punto di vista diverso, quello di Tenar,  sacerdotessa di un culto segreto e terribile. Ged, ormai mago dalla solida fama, entra nella sua vita come un intruso ed un nemico, all’inizio, ma anche come il portatore di una nuova consapevolezza che lei non riusciva ad accettare. La lotta con le Ombre, con il male sempre presente nei luoghi e nelle persone più vicine a noi, si rinnova ancora: ma questa volta non è Ged a lottare per salvarsi ma per salvare qualcun altro, per risvegliare nella giovane donna la consapevolezza di se stessa. Questa volta il viaggio è sotterraneo, in ogni senso: nei labirinti del tempio e nei profondi recessi del proprio io.
Nel terzo libro, La spiaggia più lontana, è un Ged ormai vecchio e saggio a guidare Arren, giovane principe affascinato dalla personalità del mago, in un percorso iniziatico. E’ una missione senza molte speranze, una ricerca senza un chiaro oggetto attraverso i mari e le isole, ormai diventate prede del caos: la magia non riesce più ad operare, le memorie sono dimenticate…
Non può che venir spontaneo il parallelo con Artù e Merlino così come sono ritratti nella tradizione arturiana: anche qui abbiamo il più vecchio che trasmette al giovane le proprie conoscenze, che lo guida nel faticoso percorso di apprendimento e che lo accompagna fino al compimento del percorso di realizzazione di se stesso e insieme di iniziazione verso l’età adulta. Ed ecco infine che anche lo scenario si allarga: il male prende un corpo e una mente, le ombre si estendono sul tutto il mondo e gravano su di esso. Ma l’autrice non è mai scontata. In questo viaggio dove è importante recuperare ciò che è perduto, è anche importante accettare ciò che è doloroso e negativo: infine i due viaggiatori giungeranno nella spiaggia più lontana, e ancora più oltre…
Così si conclude il ciclo delle avventure del mago, un itinerario compatto e straordinariamente ricco di spunti di riflessione, di temi proposti e affrontati con indubbia maturità. Le Guin riprende numerosi topoi dei racconti d’avventura di stampo fantastico, e li vivifica con la sua capacità di narratrice ormai esperta. E’ sempre sorprendente vedere come in poco più di quattrocento pagine (tante sono quelle della raccolta) l’autrice riesca a concentrare un intero mondo e i suoi personaggi. Possiede l’abilità di rendere vividi e vitali le situazioni che racconta senza per questo peccare in profondità di analisi e anzi riuscendo ad ottenere una prosa sintetica ma elegante. Equilibrio, è l’unica parola che descrive lo stile di questo autrice.
I temi affrontati riecheggiano di un particolare significato in tutta la narrativa fantastica. Ma qui l’autrice traspone la lotta eterna tra le due fazioni, luce e tenebra, in qualcosa di più intimo ed umano ma insieme di valore universale. E la magia è quella delle migliori: vero e proprio emblema dell’eterna ricerca della conoscenza di ogni cosa, qui rappresentata dalla parola (i maghi della Le Guin sono dei veri filologi: Tolkien ne sarebbe commosso), e insieme metafora del potere che si esercita sulla realtà.
E se a qualcuno manca la vecchia Le Guin, la scrittrice di fantascienza che ha affrontato con uguale profondità temi “scomodi” e difficili come l’accettazione della diversità e la differenza tra sessi, non resterà deluso: l’autrice non ha perso occasione per protestare contro il più diffuso dei clichè del genere. “Il mio fine, quando decisi che la maggior parte dei personaggi di Earthsea fosse di colore e che i bianchi fossero persone un po’ arretrate o comunque marginali, era decisamente di tipo morale, indirizzato ai lettori Americani e Europei,” ha dichiarato infatti in un suo commento in occasione dell’uscita di Gedo Senki, il film animato basato sulla trilogia.
Agli appassionati non resta che rallegrarsi perché una simile autrice sia entrata nel mondo della fantasy.


2 comments for “La Saga di Earthsea – Ursula K. Le Guin

  1. 15 aprile 2007 at 13:43

    ciao a tutti! Bellissimo blog! (sono l’amministratore del blog biblios)
    Earthsea è uno dei miei cicli preferiti, il mondo e la poesia della Le Guin hanno pochi eguali nella letteratura fantasy. Da notare anche il fatto che Earthsea è un mondo multietnico (Ged è simile a un nativo americano per esempio). Infine il meglio del ciclo secondo me si sviluppa nella seconda raccolta "I draghi di Earthsea", dove finalmente si scoprono le origini comuni di draghi e uomini

  2. 18 gennaio 2010 at 15:57

    è forse il caso di consigliare la lettura in lingua originale, perché personalmente mi sono trovata di fronte ad una traduzione molto deludente quando acquistato la saga in italiano 🙁 (Editrice Nord, traduttrice: Roberta Rambelli) La traduttrice in quel caso ha voluto rendere un’atmosfera troppo Tolkeniana, scegliendo il lessico e la costruzione sintattica di conseguenza; la Le Guin, per quanto abbia innegabilmente delle reminescenze Tolkeniane, possiede uno stile di scrittura molto diverso, che ha una sua musicalità indipendente. Non vedo perché forzare la traduzione :/
    Per il resto libro/i bellissimo/i. Ho adorato la struttura della magia, legata ai veri nomi delle cose, per non parlare della caratterizzazione dei draghi.

Commenta