Racconti ritrovati, di J.R.R. Tolkien

J.R.R. Tolkien, scrittore, è conosciuto soprattutto per la sua trilogia denominata “Il signore degli anelli“, trama da cui hanno fatto un importante film tempo fa; credo, però, che pochi sappiano che questa trilogia poggia le sue basi su un testo un po’ meno famoso chiamato il Silmarillion, che potrebbe essere, in pratica, la genesi da cui è scaturito il mondo della terra di mezzo. Bisogna però precisare ancora che il Silmarillion è una raccolta di alcuni testi sparsi, scritti da Tolkien, che seguono una stessa trama di base, pubblicati dopo la morte dell’autore; sono i primi racconti dello scrittore, e che furono profondamente cambiati rispetto ai testi di base; per ritrovare la maggior parte dei testi originali di Tolkien bisogna cercarli in Racconti Perduti e Racconti Ritrovati, ed è proprio quest’ultimo il testo di cui vi parlerò.
I testi raccolti in Racconti ritrovati furono scritti intorno al 1920 ed rappresentano la prima opera importante di letteratura fantastica composta da Tolkien; per prima cosa, lo scrittore all’inizio non scriveva un testo lineare; quelle che si trovano sono storie, simili nella trama, ma scritte come se fossero distaccate l’una dall’altra. Principialmente, secondo me, parlando di questo libro si va a finire con il parlare del Silmarillion, dato che le storie al suo interno non sono altro che una sua forma germinale; infatti questo testo serve molto come guida per la lettura di un libro che è ritenuto dai più difficile da leggere.
Perchè però può essere un valido aiuto alla lettura iniziale al Silmarillion? Perchè in “Racconti ritrovati“ vi sono precisazioni riguardo a luoghi o cose o persone, che nell’altro libro erano state omesse; si possono trovare punti in cui si spiegano cose quasi oscure e appunti dello stesso autore, utili per l’intera lettura della intera saga, che finisce con Il Signore degli anelli.

Parlando solamente del libro, nel testo vi sono temi fondamentali della mitologia fantasy, di cui sono intrisi i libri di Tolkien; vengono ripercorse le tematiche dei miti creati da Tolkien: da la Musica degli Ainur, con la quale Eru Ilúvatar dà forma al mondo; I grandi Dèi (gli Ainur, appunto; Anche detti Valar) che si innamorano della loro stessa creazione arrivando a scegliere di rifugiarvisi, edificando le dimore leggendarie; la lotta mai conclusa contro Melko (Morgoth ne il Silmarillion), l’Ainur enigmatico e maligno che ha insinuato la dissonanza dell’estremo gelo e del fuoco implacabile nell’armonia degli elementi; e l’avvento, nel mondo (Arda), degli Elfi e degli Uomini. Due razze totalmente differenti ma che dovranno riuscire a vivere in pace e stringere alleanze per non soccombere al male di Melko e dei suoi servitori (Il più famoso dei quali è sicuramente Sauron, il Signore degli Anelli). Già solo questa descrizione differenzia quest’opera da quelle future dello scrittore, ed è proprio questo che rende il testo misterioso e intrigante, perchè è come un testo a sè.

L’ultima cosa di cui voglio parlare è la frase iniziale di questo libro: Accadde un tempo che un viaggiatore venuto da terre lontane, un uomo di grande curiosità, fosse spinto dal desiderio di paesi strani e di usanze e dimore abitate da gente insolita su una nave, che lo condusse verso occidente fino all’Isola Solitaria, Tol Eressëa nella lingua delle fate, che gli Gnomi chiamano però Dor Faidwen, la Terra di Liberazione: e qui comincia un grande racconto. Questa parte introduce il personaggio principale, ma rileva anche in maniera assoluta la principale differenza tra questo libro e quelli successivi; è l’incipit, che fa da presupposto a tutta la trama, asente nei libri futuri.

In conclusione, dico che questo libro è il principio su cui si baserà Tolkien per le sue opere fantasy che sono poi venute.


3 comments for “Racconti ritrovati, di J.R.R. Tolkien

  1. B.Frank
    8 marzo 2008 at 14:11

    Scusatemi se ci sono errori ortografici, nella recensione :-); la prossima volta sarà meglio non scriverla, a mezzanotte, la mente a quell’ora inizia a spegnersi ^-^

  2. 9 marzo 2008 at 19:49

    Al massimo correggo io quel che vedo 🙂

  3. 12 marzo 2008 at 18:58

    La recensione presenta giustamente il libro come il capostipite di tutti i successivi racconti e romanzi sulla Terra-di-Mezzo, affianco a i Racconti ritrovati. Tuttavia avrei alcune annotazioni da fare su alcuni punti della recensione:

    Perchè in "Racconti ritrovati" vi sono precisazioni riguardo a luoghi o cose o persone, che nell’altro libro erano state omesse; si possono trovare punti in cui si spiegano cose quasi oscure e appunti dello stesso autore, utili per l’intera lettura della intera saga, che finisce con Il Signore degli anelli.

    Questo è vero, però c’è da precisare che Christopher Tolkien nell’editare i racconti del padre per il Silmarillion ha preferito cercare di renderli sintetici e omogenei l’uno con l’altro, tralasciando spesso alcuni particolari pur tuttavia senza compromettere la comprensione generale. Invece ne The book of lost tales e i successivi libri della History of Middle-Earth si è potuto permettere di essere prolisso, in quanto presentava sia il racconto originale sia un apparato di note e annotazioni di suo pugno davvero notevole. Questo fatto, cioé che ogni racconto sia stato minuziosamente annotato, è anche un limite di questo libro che lo rende sicuramente più difficile da leggere e da interessare a un neofita del Signore degli Anelli. In parole povere i Racconti Ritrovati (e Perduti) sono per soli fan.

    Questa parte introduce il personaggio principale, ma rileva anche in maniera assoluta la principale differenza tra questo libro e quelli successivi; è l’incipit, che fa da presupposto a tutta la trama, asente nei libri futuri.

    A parte che Eriol non è il personaggio principlae. Semmai la sua vicenda serve a dare una cornice ai vari racconti, in quanto è Eriol che ascolta le varie storie della Terra-di-Mezzo presentate nel libro. Oltretutto la sua vita e la concazione degli ultimi Elfi rifugiatisi a Tol Eressea scomparirà nelle versioni successive della saga. Per cui Eriol è limitatamente importante, e lo è solo in quanto dà un pretesto per raccontare le storie. Invece non capisco perché dici che gli altri libri non hanno una trama solida quando invece è vero tutto il contrario. Il Signore degli Anelli ha un plot di tutto rispetto.

    quelle che si trovano sono storie, simili nella trama, ma scritte come se fossero distaccate l’una dall’altra.

    Anche su questa affermazione non mi trovo molto d’accordo. Simili nella trama? Ognuno ha un intreccio particolare in ragione dell’argomento che trattano. E’ vero poi che questi racconti non sono solidi nell’intreccio come quelli della seconda parte…
    Inoltre le varie storie sono legate una all’altra sia dall’ordine cronologico, in quanto raccontano l’intera storia di Arda dalle sue origini, sia perché molti personaggi si ritrovano in storie successive o comunque gettano le basi per le vicende future.

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