Zazie nel metrò, di Raymond Queneau

La mia prima reazione dopo poche pagine di Zazie nel metrò è stata: <<E questo sarebbe uno dei libri più importanti della letteratura francese moderna?!>>. Poi mi sono ampiamente ricreduta.

Per capire questo libro bisogna andare un po’ a ritroso e cercare di capire chi è Queneau: laureato in filosofia, aderisce al movimento surrealista, di cui apprezza l’attenzione verso i giochi del linguaggio. Al centro della sua opera vi sono appunto gli stereotipi letterari, che Queneau prende di mira e destruttura, accostando vocaboli presi dal parlato o inventati alle forme più elevate della letteratura (ad esempio, il teatro).

Questo è esattamente ciò che mi ha lasciato inizialmente perplessa: sembra che dietro i giochi di parole, l’uso di parole comuni o anche volgari e l’effetto umoristico nel sentire frasi ampollose pronunciate da personaggi ignoranti e grotteschi non vi sia nulla più che un grande virtuosismo tecnico. In realtà, andando avanti con il romanzo si capisce che la dissoluzione o la ridicolizzazione del linguaggio letterario sono artifici necessari per penetrare all’interno di quel mondo grottesco, fantastico e anche malinconico nel quale i personaggi della storia vivono.

Ma cos’è Zazie nel metrò? Come riporta la copertina, è una favola moderna: Zazie viene affidata dalla madre allo zio Gabriel, che lavora come travestito in un locale notturno di Parigi. Il più grande desiderio della bambina, che viene dalla provincia, è vedere il metrò, ma proprio nei giorni in cui lei è in città questo è fermo per sciopero. Questo non spaventa Zazie, che sfugge alla sorveglianza dello zio e girovaga per Parigi, dove incontra molti personaggi ambigui. Qui entra in scena l’uso del linguaggio fatto dallo scrittore francese, il linguaggio degli adulti, difficile, oscuro e spesso falso, esattamente come i personaggi che lo utilizzano; il linguaggio infiorito di parole volgari di Zazie, che mira alla verità e all’essere sempre diretta; il linguaggio elevato che lo zio Gabriel e altri suoi amici usano per generare confusione in chi sta loro davanti (spassosissimo il rifacimento del monologo di Amleto da parte di Gabriel!). Ho trovato più pesante, ma probabilmente ciò è dovuto alla difficoltà di tradurre il linguaggio di Queneau in italiano, il linguaggio del narratore, che utilizza lunghe proposizioni poco scorrevoli per introdurre gli eventi. Ma, come ho già detto, il senso di non scorrevolezza e rallentamento della narrazione sono probabilmente dovuti al passaggio dal francese alla nostra lingua.

Esattamente come in un film surrealista, ogni personaggio non è ciò che appare all’inizio, in senso fisico oltre che caratteriale, e da questo deriva appunto la definizione di fiaba, oltre che la sensazione di star leggendo il resoconto di un sogno. Un sogno malinconico e triste, che si svolge in una società spietata, che poco valorizza la bontà, pure infinita, di Gabriel, Charles, Marceline e gli altri; un sogno al termine del quale Zazie non può che dire:

<<Sono invecchiata>>.

Un romanzo, in conclusione, breve ma non semplicissimo, molto particolare nel suo genere, che ci fa riflettere sulla natura della nostra società descrivendola con gli occhi di una bambina che compie il suo percorso di formazione.

Un’ultima nota: dal testo è stato tratto l’omonimo film del 1960 di Louis Malle, con un giovanissimo Philippe Noiret, che è considerato uno dei capolavori del regista. L’edizione che ho letto io contiene un bel saggio di Roland Barthes e una testimonianza di Louis Malle.

Giudizi
Trama:Rating: ★★★★★★★☆☆☆
Personaggi:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Stile:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Generale:Overall Rating: ★★★★★★★½☆☆

Info utili
Titolo e autore originale: Zazie dans le mètro, Raymond Queneau Titolo e traduttore italiano: Zazie nel metrò, Franco Fortini Collana, editore e anno: ET Scrittori, Einaudi ISBN o ISSN: 9788806173401
Prezzo
(in media): € 10,00

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Film
Zazie nel metrò, 1960

Link di approfondimento
Le pagine dedicate a Zazie nel metrò sulla Wikipedia italiana, inglese e francese
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