Luna nera, di Laurell K. Hamilton

Luna nera fa parte della serie paranormal romance che ha per protagonista Anita Blake, cacciatrice di vampiri e risvegliante di zombie. In diverse recensioni è scritto che Anita “si guadagna da vivere resuscitando i morti”, perciò qui eviterò questa battuta. Nel mondo di Anita, che in America è talmente conosciuta da aver costituito un Anitaverse, per le strade di St Louis, e non solo, si aggirano vampiri, lupi mannari, esseri fatati dallo charme particolare e molte altre creature tratte dalla mitologia fantastica.

Tra i titoli della serie che ho letto, ho scelto di recensire questo perchè vi è un’attenzione particolare sui lupi mannari, le loro abitudini e il loro modo di trasformarsi. Al contrario di altri romanzi di genere, infatti, l’autrice non si limita a descrivere una generica mutazione, ma pone l’accento sull’origine del pelo, sul modo in cui i licantropi sono in grado di “spostare” le proprie ossa per adattarsi alla nuova forma e così via. Non saprei dire quanto ha inventato e quanto ripreso da studi mitologici, ma sta di fatto che quest’attenzione ai dettagli rende più realistica e coinvolgente la narrazione. Luna nera, d’altra parte, ci rivela un po’ di più del mondo dei licantropi perchè è intorno a quello che ruota la trama.

Tutto parte da un cadavere, cosa che non stupisce, dato il mestiere della protagonista. Si tratta di un uomo ucciso da un grosso predatore, forse proprio un lupo mannaro. Contemporaneamente, però, la comunità dei licantropi di St Louis non se la passa meglio: alcuni di loro, specialmente quelli più in basso nella loro scala sociale, sono scomparsi. Come se questo non bastasse, Anita viene in possesso di una videocassetta che testimonia un altro omicidio e che coinvolge ancora una volta i licantropi. Non ha quindi altra scelta che indagare sulla morte dell’uomo e cercare i licantropi scomparsi, sperando di trovare una risposta che riunisca tutti i pezzi del puzzle. Non solo: continua ad essere stretta nella morsa dei suoi due spasimanti, il vampiro Jean Claude e il licantropo Richard.

Anita Blake è una figura in bilico, una protagonista che può piacere per i suoi modi decisi, per la sua forza, per la sua riluttanza a farsi mettere i piedi in testa; è una protagonista con cui ci si può schierare al primo impatto, anche se dopo due o tre libri si inizia a pensare che forse è un po’ troppo forte, decisa, testarda e sicura di aver sempre ragione. In questo libro in particolare ci sono due punti in cui la sua testardaggine sembra eccessiva, come se l’autrice la stesse portando all’estremo per allungare la scena o per portare ad una certa conclusione, forzando le cose. La stessa contesa tra i due spasimanti sembra a tratti pilotata e i ragionamenti di Anita in merito danno l’impressione di non avere dietro una logica precisa, se non l’intenzione dell’autrice di farla propendere per l’uno o per l’altro. Queste, ovviamente, sono impressioni: come dicevo su, Anita è in bilico, può piacere tanto per i motivi suddetti e per gli stessi può non piacere affatto. Personalmente, man mano che andavo avanti con i libri, è scesa nel grado di simpatia a favore di altri personaggi, persino malvagi o spregevoli, ma che dimostravano una logica di comportamento più definita.

I personaggi che accompagnano Anita in questa storia sono per la maggior parte licantropi: Marcus, che contende con Richard per essere il maschio alfa, Raina, Kaspar, Raphael, Gabriel e Irving. Per quanto riguarda loro, se l’intenzione dell’autrice era di mostrare fino a che punto costituissero un branco e fino a che punto resistessero invece le ostilità tra loro, penso sia riuscita a ottenere quel che voleva. Per il modo in cui è descritta la comunità di licantropi, sembra molto più sfaccettata e imprevedibile di quella dei vampiri, che per lo più obbediscono senza remore a un unico capo, Jean Claude. L’unico appunto, che ancora una volta fa pensare a una precisa volontà dell’autrice più che a una logica di differenziazione, è che la maggior parte degli esseri sovrannaturali dei romanzi di Anita Blake è l’apoteosi della bellezza, e Luna Nera non fa eccezione. Nel modo di vestire i licantropi sono più differenziati dei vampiri, però per entrambi si sottolinea spesso la bellezza esteriore tranne, stranamente, per il giornalista Irving, il cui aspetto tutto sommato comune stride con gli altri quasi più che se fosse stato anche lui di una bellezza ultraterrena.

La narrazione, in compenso, fila via in maniera molto scorrevole, raccontata in prima persona dalla stessa Anita. Questo porta a seguire la storia unicamente dal suo punto di vista, ma non toglie niente alla tensione narrativa, che regge bene il punto di vista, senza spostamenti improvvisi.

Nelle traduzioni italiane, i titoli della serie (che vengono tradotti qui da noi in ordine sparso) non rispecchiano quella che era l’intenzione dell’autrice. Ogni volume americano, infatti, ha come titolo il nome di un locale che riveste una qualche importanza nella storia. Nel caso di Luna nera, il titolo originale è il nome del locale dove si riunisce la comunità dei licantropi, ovvero il Lunatic Cafe.

In conclusione, la storia in sè di questo volume è ben strutturata e, tranne per qualcosina che un lettore attento può indovinare prima del tempo, riesce a mantenere la tensione fino alla fine. I personaggi, nonostante l’insistenza sulla bellezza esteriore, sono piuttosto variegati e sembrano davvero muoversi come lupi, aggirandosi famelici intorno alle indagini di Anita.

Giudizi

Trama:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Personaggi:Rating: ★★★★★★★☆☆☆
Stile:Rating: ★★★★★★★★☆☆
Generale:Overall Rating: ★★★★★★★½☆☆

Info utili

Titolo e autore originale: Lunatic Cafe, Laurell K. Hamilton Titolo e traduttore italiano: Luna nera, Alessandro Zabini Collana, editore e anno: TeaDue, Tea 2006 ISBN o ISSN: 9788850212231 Prezzo (in media): € 8,90

Acquista ora
The Lunatic Café - Laurell K. Hamilton
Acquista su Amazon
Link di approfondimento

La pagina dedicata a Luna Nera sulla Wikipedia italiana e inglese
[table id=37 /]


Commenta