Jumbo 10 – Il rinnegato, Dean R. Koontz

Immagine di JUMBO - 10 IL RINNEGATO In un imprecisato futuro, l’Universo è flagellato da una guerra che dura da ottocento anni. Le due fazioni antagoniste sono i Romaghin e i Setussi, due popoli battaglieri e crudeli, che non hanno nessuna intenzione di interrompere gli scontri.
Jumbo 10 è una macchina da guerra, potentissima e letale, costruita dai Romaghin per combattere al loro posto. Il suo funzionamento consiste nell’implementazione di un cervello umano al suo interno. I Romaghin si procurano i cervelli necessari, facendo razzie su pianeti il cui sviluppo cognitivo è molto primitivo.
Tohm, un indigeno che abita in un villaggio in riva al mare, è il cervello di Jumbo 10. Non ricorda niente della sua vita passata ed è fermamente convinto di essere una macchina, finché un giorno, durante un combattimento, per un errore nel sistema di narcosi che gli impedisce di essere cosciente, non si "risveglia".
Tra le memorie riacquistate da Tohm, c’è anche il ricordo della donna che amava, Tarnilee, rapita insieme a lui dai Romaghin. Da quel momento, scopo unico di Tohm sarà quello di trovare la sua Tarnilee.
Personalmente, nei confronti di questo romanzo mi sono fatta un’idea contrastante: da una parte, apprezzo la scorrevolezza della prosa, e l’impianto di ambientazioni fantascientifiche che stanno dietro la vicenda; dall’altra parte, trovo la storia troppo banale e intuibile, contrassegnata da numerosi luoghi comuni di tipo narrativo: il viaggio, l’eroe vittorioso di stampo americano, i ribelli disadattati, la scoperta che l’oggetto cercato non è poi così prezioso e via dicendo…
Sull’intera vicenda incombe la contrapposizione militare tra tue fazioni potentissime che coinvolge inevitabilmente anche popoli più deboli e desiderosi di pace. La guerra viene combattuta con l’uso di armi nucleari e Koontz da corpo a una dei principali timori legati agli effetti delle radiazioni: le mutazioni genetiche. I nuovi uomini (chiamati Muties) vengono combattuti e uccisi per la loro diversità, sia dai Romaghin che dai Setussi.
L’atteggiamento dei "normali" nei confronti dei Muties è espresso da Corgi, un mutante amico di Tohm:

 

« I Romaghin e i Setussi fanno fuoco e fiamme per non lasciarseli sfuggire e poterli torturare e uccidere. Teoricamente, dal momento che ci hanno creato, dovrebbero mantenerci, o per lo meno sopportarci. Invece, ci uccidono. Credo che si tratti di un tentativo di rimuovere dalla loro coscienza il male che ci hanno fatto. Se si convincono che siamo malvagi, che siamo in correlazione con il demonio o con il nemico, si sentono giustificati a ucciderci. E quando ci avranno sterminati tutti, non avranno più sotto gli occhi le conseguenze dei loro errori.»

Solo convincendosi che il diverso è male, è possibile giustificare a sé stessi l’uso della violenza e la soppressione di ciò che non è uguale a noi. Le differenze sono da sempre state motivo di scontri: dalle differenze religiose, alle differenze politiche, a quelle nazionali e fisiche. La maggior parte delle guerre o degli scontri è basata su un rifiuto della diversità: l’uomo sembra essere impossibilitato ad accettare le diseguaglianze. Egli cerca di livellarle, e di combatterle, e nei casi più estremi di eliminarle.
Le mutazioni non sono viste solo come una condanna, ma anche come un pregio. I mutanti hanno perso la loro normalità, ma hanno guadagnato facoltà eccezionali.

«In cambio della normalità che abbiamo perduto, abbiamo ricevuto qualcos’altro, Tohm. La natura ci rovina mentre siamo ancora nel grembo di nostra madre e ci fa scherzi insensati, poi, all’ultimo, si pente e ci regala facoltà speciali, alcune addirittura sovrumane. Tutti i Muties che conosco, oltre alla capacità di influire sull’Orlo, possiedono qualche altro talento.»

Le mutazioni, come insegna l’evoluzione, possono essere anche il mezzo per svilupparsi in meglio. La diversità diventa quella discriminante eccezionale e positiva che, spesso, si ricerca per sentirsi speciali. E i Muties sono speciali in quanto capaci di manovrare l’Orlo e di produrre un mondo di pace. (Per la questione dell’Orlo e degli infiniti universi possibili, vi rimando al romanzo)
A un certo punto della narrazione, Tohm compierà l’errore tipico di chi è "normale": credere che il desiderio dei "diversi" sia diventare "come lui". Koontz, per bocca per Mayna, ci spiega che non è affatto così: un diverso vuole solo essere accettato per quello che è.

« Vogliamo l’uguaglianza sociale, caro mio, non quella fisica. Vogliamo un mondo che non ci costringa a nasconderei nelle cantine, come topi. Non vogliamo essere umani normali. Siamo diversi. Non siamo uguali a voi, ma non siamo neppure tutti brutti. Molti di noi sono strani, ma non repellenti. Noi siamo la nuova mitologia di questo mondo.»

Mayna rappresenta la coscienza del diverso, il suo desiderio di essere accettato per quello che è, il suo orgoglio di donna-gatto. Il suo presunto odio per l’umano Tohm è dato solo dall’incapacità di quest’ultimo di capire cosa significa essere un Muties e dalla sua inconscia convinzione di essere migliore.
Un’altra tematica affrontata è la concezione di dio, nonché l’impossibilità dell’uomo di coglierlo. Koontz, tuttavia, tenta di mostrarci dio e lo fa attraverso gli occhi di Veggente, un Muties vecchio e balbettante, con il viso perennemente rigato di lacrime. Il dio di Koontz non è buono, e magnanimo, ma terribile e spaventoso, talmente terribile che Veggente (l’unico in grado di vederlo) non può fare a meno di piangere.

«Il Veggente vede Dio, e non riesce a sopportarlo. Ti dice niente, questo? Non ti suggerisce niente? Il Veggente penetra nell’essenza stessa delle cose, oltre le realtà e le semi-realtà, le quasi-verità e quelle che noi chiamiamo Verità Reali. Per lui, sono tutte inezie, eroe Tohm. Lui vede oltre svolte di cui noi ignoriamo perfino l’esistenza, e negli angoli di cui ci siamo dimenticati o che non abbiamo mai visto. Vede Dio. E questa vista lo fa impazzire.»

A Dio è collegabile anche la paura della morte, la paura di trovarsi davanti una Verità inaccettabile e il problema, come ci spiega Koontz, non è tanto la consapevolezza che Dio non esista (magari non esistesse, ci fa intendere l’autore), quanto il fatto che quel dio esista veramente.
Concludo dicendo che, "Jumbo 10 – Il Rinnegato" si qualifica come un romanzo carico di tematiche che si rifanno, in particolare, alla sensibilità propria degli anni ’60. Koontz attraverso questa storia dall’architettura semplice, cerca di metterci al corrente delle sue idee filosofiche e sociali, abbozzando confusi tratti di questioni grandi quanto l’Universo.


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