Notre-Dame de Paris, di Victor Hugo

Immagine di Notre-Dame de Paris Mi risulta difficile dare un giudizio su questo romanzo: da una parte l’ho trovato molto affascinante, dall’altra mi è sembrato in certi punti molto, troppo noioso (come nei capitoli dedicati all’architettura, che ho trovato sinceramente a volte un po’ troppo lunghi). Credo che la storia sia nota a tutti: i personaggi principali sono Claude Frollo, arcidiacono a Parigi presso la cattedrale di Notre-Dame, Quasimodo, un gobbo deforme che ha raccolto sul sagrato della chiesa e che ha cresciuto come figlio adottivo, la Esmeralda, una bellissima zingara, e in misura minore Phoebus, il capitano che farà innamorare Esmeralda, e Gringoire, un filosofo-poeta che Esmeralda salverà dall’impiccagione.
La cosa che più ho apprezzato del romanzo è il modo in cui tutti i personaggi, anche quelli secondari ma che rivestono un ruolo chiave nella vicenda, vengono introdotti con dovizia di particolari (alcuni anche di troppo, ad essere sinceri). I personaggi più analizzati sono Esmeralda, Quasimodo e Claude, ma anche gli altri, seppur dipinti con meno profondità, hanno la loro parte nella storia e ricevono dall’autore quell’attenzione che basta a spiegarne le motivazioni. E’ estremamente interessante, a mio avviso, la psicologia di don Claude Frollo, per cui si capisce come l’amore-ossessione per Esmeralda gli risulti strazianti, e la profondità di Quasimodo, che ama sia l’arcidiacono sia Esmeralda fino alla morte. In questo senso, ho trovato molto toccante la scena finale. Il romanzo diventa così una sorta di analisi della deformità del corpo e della deformità degli animi: e questo si nota non solo nella descrizione della follia di Frollo e in quella della superficialità di Phoebus (che Quasimodo analizza con estrema lucidità), ma anche in quella degli atteggiamenti della folla, presa sia come un organismo unico, sia come scissa in tanti individui che compaiono e scompaiono nel romanzo, ognuno con la sua storia, le sue impressioni, le sue idee che cambiano nel giro di un minuto, come tutte le idee proprio di un gruppo così vasto di persone. Hugo coglie benissimo queste variazioni, l’esultare della folla alle esecuzioni e poi la pietà suscitata dalla ragazza bellissima, o lo scherno riservato a un uomo con la sfortuna d’esser nato gobbo, guercio e di esser diventato sordo. Tutte cose che variano velocemente e che l’autore registra puntualmente. Ed è quasi scioccante pensare a come questa puntualità potrebbe essere tranquillamente rintracciata anche nelle folle odierne.
La storia non è felice, tutt’altro. E’ una storia di amori non corrisposti, di amori rifiutati, di deformità e di superficialità, di pazzia, il tutto condito dai pettegolezzi della gente, dalla finta pietà, dal’allegria perchè anche quel giorno si impicca qualcuno, o qualcuno va al supplizio. La storia è drammatica, tragica, e ha da sfondo Parigi spesso descritta di notte, ed è contornata da vicende oscure.
E’ un classico che va sicuramente letto, anche per notare le differenze con certe trasposizioni cinematografiche che ne sono state tratte. Personalmente ho saltato a piè pari alcuni capitoli sull’architettura di Parigi, sia per il mio scarso interesse all’argomento sia perchè non riuscivo a vederne chiaro il collegamento con il resto del romanzo: mancanza sicuramente mia.


2 comments for “Notre-Dame de Paris, di Victor Hugo

  1. 17 aprile 2008 at 16:08

    Hugo è, a mio parere, uno scrittore straordinario. Quello che purtroppo lo distrugge sono davvero quei capitoli sull’architettura, tipo quando a metà di un punto saliente inizia Quella pietra che duecento anni orsono si trovava là, dove vi indico, e che se poteste vederla v’ispirerebbe…
    Io amo i suoi romanzi, in particolare ho divorato sia Notre Dame che I Miserabili, ma quei capitoli mi distruggono. Sei lì che vuoi sapere cosa succede e… e no, si mette a parlare di un tombino che forse poteva… No, sicuramente anche quelli sono interessanti, ma quando hai l’acqua alla gola per la curiosità sono veramente una crudeltà senza pari. Anche io li ho saltati, per poi andare a cercarli una volta finito di leggere la storia di per sé (e aver versato fiumi di lacrime, visto che Victor riesce sempre a uccidere tutti i miei personaggi preferiti), perché davvero nella lettura erano una nota stridente. Ho notato un grande amore per la storia della città, forse una sorta di critica all’azione del periodo, i primi progetti d’urbanistica che vedevano distrutti i quartieri medioevali per fare spazio ai grandi Boulevardes… Del resto sembra pane per un Romantico.
    Parigi diventa personaggio stesso della storia, oltre che sfondo alla vicenda principale e alla storia di ogni essere che si trova a camminare, correre, cantare, danzare, pregare per le sue strade.
    Bellissimo, davvero bellissimo.

  2. 29 aprile 2008 at 13:42

    Beh, devo dire che hai colto nel segno il "problema"Hugo: la sua attenzione per i dettagli, per il passato dei personaggi, per la descrizione storica, è grande. Anche troppo. Ne "I miserabili" esiste addirittura una intera sezione dedicata alla storia del convento in cui Cosette e Valjean trovano asilo. Che, ovviamente, saltai a pié pari, la prima vola che lessi il romanzo! XD

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