Memorie dal sottosuolo, Fedor Mihailovic Dostoevskij

Immagine di Memorie dal sottosuoloRecensione postata da pulce sul vecchio blog

Un libro cinico, brutale e realistico fino alla cattiveria. Un realismo tagliente, tuttavia, in cui ci si può riconoscere come condizione al limite, come in uno specchio deformante. Il mio libro preferito ^_^

"Sono malato, sono malvagio" – così hanno inizio le memorie dal sottosuolo, il protagonista/voce narrante descrive sé stesso con due parole che non potrebbero essere più chiare. Le memorie sono la sua vita e la sua visione del mondo, il ritratto dettagliato dei pilastri del suo ragionamento e della sua follia. Il sottosuolo in cui dice di dimorare, simile a un topo, non è un luogo fisico ma uno stato mentale: l’alienazione pura.

Il mondo visto dal sottosuolo appare con una chiarezza cruda e disarmante, e la descrizione è sempre attuale. Da un lato ci sono gli “uomini d’azione”, quelli che pascolano beati davanti al muro dell’impossibile, quelli che non hanno dubbi e in verità non comprendono niente; assieme a loro ci sono gli uomini del “due per due quattro”, i cosiddetti amici dell’umanità, i fantasmi del Positivismo e delle ideologie razionaliste, con la loro presunzione di sapere per certo che cosa è meglio per l’uomo… e che non vedono come per l’uomo sia spesso tanto più importante affermare semplicemente la propria volontà, piuttosto che cercare un vantaggio, foss’anche per fare la cosa più stupida e autolesionista del mondo. L’umanità impazzirebbe di proposito, piuttosto che farsi incastrare nella tabellina di ciò che è razionalmente meglio per lei. Dall’altra parte (in quanto per principio vi si colloca neanche fosse in esilio) c’è l’uomo del sottosuolo. Alienato, incapace di avere rapporti umani che esulino dalla logica di aggressione-sottomissione, assolutamente privo di qualsiasi forza morale, prigioniero irrimediabile del cerchio gelido gesto plateale-vergogna-ossessione-nuova assurdità, incastrato in una logica pseudo-letteraria tanto ferrea quanto paradossale, che non partorisce altro che nuove ossessioni, paralisi e assoluta incomunicabilità. E’ nevrotico ed imbottito di un disprezzo che lo soffoca nei rapporti con gli altri, e che si diverte a riversare su sé stesso nei momenti di più profonda vergogna, quando iniziano le beate fantasticherie. E’ incapace di prendere qualsiasi decisione perché non sa affrontare la realtà: ecco perché si isola nella sua tana, nel sottosuolo.

Vorrebbe porsi al di sopra degli altri per la sua intelligenza ("sono un uomo istruito ed evoluto"), perché sa porsi dei dubbi e riflettere, perché ha una conoscenza di sé stesso e della natura umana decisamente non comune, ma il suo cervellotico arrovellarsi ripiegato su sé stesso lo porta alla totale incapacità di agire, lo trascina nella sfera dell’assurdo e lo rende infine incapace di affrontare la vita. E la via di mezzo, forse in un certo senso la soluzione, è una prostituta, Lisa, un’immagine di amore e di dolcezza paradossali, spontanei e senza freni, un elemento che l’uomo del sottosuolo non può inserire nello schema della sua “consapevolezza evoluta” e che non può che rifiutare, disabituato com’è alla “vita viva” (esattamente come lo sono gli uomini delle categorie a cui vorrebbe contrapporsi).

Sono stata prolissa (è nella mia natura ^_^), ma spero non del tutto inadatta. Ho amato questo libro perché mi ha fatto riflettere su molte cose del mondo, e senza indorare la pillola mi ha posto davanti a quello che una mente è capace di fare a sé stessa. E potrebbe davvero essere la mente di chiunque. Ho amato questo libro perché, anche senza la sua stessa follia, mi sono riconosciuta in molti pensieri, paure e circoli viziosi dell’uomo del sottosuolo, ho capito che certi abissi nella mente non esistevano solo per me e che soprattutto esisteva un modo per descriverli, in tutta la loro oscurità.


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